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Un anno di scandali, polemiche e crimini. Vi siete persi qualcosa? Cliccate qui per le cronache d’arte più appassionanti del 2015

di - 23 Dicembre 2015
Che il mondo dell’arte abbia avuto una strana virata al nero ve lo abbiamo raccontato proprio pochi giorni fa, ma quali sono state le migliori cronache dell’anno? Quelle che hanno appassionato, strabuzzare gli occhi e a volte pure sorridere? Artnet – specialista in classifiche – ne ha selezionate una ventina: noi vi ripropiamo qui una parte della lista. Quale vi ha toccato di più?
Al primo posto c’è senza dubbio il colpo di taglierino inferto alla donna asiatica ad Art Basel Miami, che non solo ha colpito perché la violenza è entrata in un luogo “non deputato” come una fiera d’arte, ma soprattutto perché si è pensato che si trattasse di una performance. Potere del contesto.
E che dire poi di Marina Abramovic delusa dalla partecipazione al video di Jay-Z Picasso Baby, con le accuse al rapper di non aver aiutato a finanziare il suo Institute ma di averla usata solo per “far scena”? Un po’ patetico.
Quel genio di Prince, invece, a Frieze New York con Gagosian ha messo in scena una serie di ritratti “rubati” da Instagram, vendendoli a 100mila dollari, circa (nella foto di home page). Vi ricordate? Di tutte però le malefatte e i problemi del mondo dell’arte di quest’anno che volge al termine, ci sono tutti i terribili episodi legati all’ISIS e al Medio Oriente, con la distruzione di Palmyra in primis o di Nimrud.
Poi c’è stato il termine della grande causa del collezionista e curatore Bert Kreuk contro Danh Vo, terminata pochi giorni fa, ma anche Anish Kapoor e il suo Dirty Corner ha tenuto banco come non mai (foto sopra), mentre un po’ più in sordina è passato il dramma del centro d’arte Izolyastia, distrutto in Ucraina dai separatisti russi, e se invece cercate un po’ di “corporativismo” dovrete tornare al MoMA, dove i dipendenti del museo quest’anno si sono uniti per chiedere di non aumentare il costo dei premi di assistenza sanitaria. Ascoltati.
Dulcis in fundo? I licenziamenti inaspettati: quello di Lorenzo Benedetti dal De Appel, con il tribunale che – e ci sarà ancora da rifletterci parecchio – ha dato ragione al museo; Nicolas Bourriaud, direttore all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, allontanato nel mese di luglio e anche Hermann Nitsch che ha visto annullare la sua retrospettiva al Museo Jumex di Città del Messico a seguito di una petizione di animalisti che accusava l’artista Azionista di crudeltà. Dal sangue vero o metaforico, insomma, una bella infilata di episodi più o meno a tinte fosche.

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