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Un inventario lungo quarant’anni, con l’aiuto di illustri amici. Alla Fondazione Pascali si omaggia l’occhio fotografico di Gianni Leone

di - 20 Febbraio 2016
Dagli anni ’70 Gianni Leone, nato a Bari nel 1939, è stato uno dei protagonisti della fotografia italiana declinata al paesaggio della penisola, alla visione del Mediterraneo. Non è un caso che Leone sia stato amico e stretto collega di Luigi Ghirri, insieme al quale e a Enzo Velati, nel 1984, curò il celeberrimo Viaggio in Italia.
Leone, così come Olivo Barbieri, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci e Mimmo Jodice ha contribuito al rinnovamento dell’iconografia della fotografia italiana, ribaltando stereotipi e luoghi comuni sul Belpaese.
Da stasera, alla Fondazione Pino Pascali di Polignano, a cura di Rosalba Branà e Antonio Frugis, Leone torna in scena in un allestimento pensato da lui stesso, presentato da Arturo Carlo Quintavalle.
In tutto 100 scatti realizzati dal 1979 a oggi, che vanno a comporre “Inventario: 1979 – 2015”, dove però non vi sarà tanto l’Italia in scena, ma specificatamente il paesaggio urbano tra Bari e l’intero territorio pugliese, dal bianco e nero al colore – iniziato a comparire nelle immagini di Leone dal 1994. La mostra avrà anche in scena il documentario Gianni Leone a cura di Nicolai Ciannamea, realizzato e prodotto nell’ambito del progetto arTVision. Per ricordare l’Italia, e la Puglia, come era e come è. E omaggiando la donazione di fotografie che Leone ha lasciato al Museo Pascali.

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