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Vampiri Newyorchesi. Aspettando la Festa del Cinema, Andrea Mastrovito ci racconta NYsferatu

di - 18 Ottobre 2017
35mila disegni per raccontare la storia d’orrore più cupa di sempre, tradotta in un’atmosfera contemporanea. Si tratta di NYsferatu, film d’animazione di Andrea Mastrovito, prodotto dalla nonprofit newyorkese More Art e la cui lunga gestazione è partita da una campagna di crowdfunding, nel 2014. Adesso i lavori sono finiti e, in attesa di vederlo alla dodicesima Festa del Cinema di Roma, che si terrà dal 26 ottobre al 5 novembre, abbiamo sentito l’autore.
Come è nato NYsferatu, il tuo progetto tratto da Nosferatu, capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau, uscito nel 1922 e ispirato al Dracula letterario di Bram Stoker?
«È nato dalla necessità di tentare l’impossibile. Era luglio del 2014, rimasi bloccato col mio amico Marco Marcassoli – che poi ha montato il film – nella hall del nuovo ospedale di Bergamo a causa di una tempesta improvvisa. Dai finestroni guardavamo la pioggia scrosciare sulla nuova chiesa, lì davanti, in cui avevo appena terminato di installare le grandi absidi vetrate. Pensai che erano state davvero un lavoro impossibile, cresciuto giorno dopo giorno per tre anni, nonostante le enormi difficoltà tecniche. Guardai Marco e gli dissi: “Sai, mi è venuto in mente di ridisegnare tutto Nosferatu”. E lui: “Bello! Dai!”. E così cominciai. Tre anni dopo, quando finii, gli ricordai il fatto e mi disse che mi aveva preso in giro, mai avrebbe pensato che avrei davvero fatto una cosa tanto assurda».

In che cosa consiste la nuova interpretazione di Nosferatu come NYsferatu?
«Ecco, l’impossibile non stava tanto nei 35mila disegni che ci sono voluti per portare a termine l’opera. La difficoltà stava tutta nel sottotitolo, Symphony of a Century. Attraverso il disegno cerco di comprendere e conoscere il nostro tempo, di tirare le fila della non-storia del nostro secolo. Al contempo, il peregrinare dei vari personaggi attraverso le tematiche e dinamiche principali del XXI secolo, doveva diventare metafora di un viaggio interiore, attraverso l’uomo, attraverso me stesso. Questo è stato davvero difficilissimo: per tale motivo ogni singola inquadratura del film è ricchissima di rimandi, intimi e universali, finendo per formare, assieme alle altre, una mappatura dell’animo, in cui ognuno spero possa riconoscersi. NYsferatu è la biografia del secolo, ma è anche la biografia di tutti».
Alla base della tua opera vi è una riflessione sull’emigrazione: paura della terra straniera e al contempo slancio verso la ricerca della libertà. Qual è il messaggio, o i messaggi, di NYsferatu?
«Esatto, cogli il punto alla perfezione. Paura e slancio al contempo, due opposti che si scontrano, così come il bianco ed il nero del film. E quando mischi bianco e nero il risultato è il grigio: un grigio, una nebbia che non ci permette di vedere da che parte stia la verità, la libertà, ci impedisce persino di capire da che parte stiamo. Se ci pensi, è la metafora del nostro tempo, dove tutto vale e niente vale. NYsferatu è esattamente questo, una serie di opposti che si susseguono cercando di affermarsi in una continua ricerca della libertà (camusianamente intesa, sia chiaro)».
Sei nato a Bergamo e attivo a New York, un artista italiano ma statunitense di adozione. Quanta parte del tuo vissuto hai portato nella poetica di NYsferatu?
«NYsferatu parla di New York e dell’America da un punto di vista fortemente europeo, non poteva essere altrimenti».
Come sarà l’accoglienza di NYsferatu alla Festa del Cinema di Roma, come pensi potrà essere accolto dal pubblico italiano?
«Sai, NYsferatu è più vicino ad un’opera – a qualcosa che trovi nei musei o nelle gallerie – piuttosto che ad un film, benché abbia tutte le caratteristiche del secondo: una trama avvincente, quella di Dracula, un segno accattivante, delle musiche assolutamente suadenti, Simone Giuliani ha fatto un lavoro straordinario. Ma, come per le opere, abbisogna di grande attenzione e solo attraverso due o tre visioni del film è possibile comprenderne le dinamiche nascoste, che in un primo momento lasciano campo aperto alla storia ed al disegno. Per questo sono molto curioso della presentazione al festival, è un mondo ed un pubblico che non conosco. A New York il film è stato accolto alla grande, devo dire, sia come recensioni che come pubblico, anche se credo che non molti abbiano saputo leggerne la complessità». (Michela Beatrice Ferri)

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