LAFLIS Lo spazio dei libri, particolare. Foto R PUCE
«Siamo diventati quello che siamo perché abbiamo incontrato un libro, un quadro, un film, una melodia», scrive così in una nota Eugenio Barba (Brindisi, 1936), fondatore dell’Odin Teatret, nonché uno dei massimi esponenti del teatro contemporaneo. E se un libro e un quadro non bastano, immaginiamo di incontrare un archivio vivente e di immergerci in esso. Ogni cosa sarà diversa, probabilmente per sempre. È questo quello che è accaduto a Lecce, in cui il pubblico ha ora la possibilità di vivere Ora è tempo, di LAFLIS – Living Archive Floating Islands, l’Archivio Vivente delle Isole Galleggianti, approdo di un progetto sul quale la Fondazione Barba – Varley e la Regione Puglia con il Polo Biblio-Museale di Lecce lavorano da oltre due anni e che arricchisce l’offerta della Biblioteca Bernardini di Lecce.
Così, accanto al genio di Carmelo Bene, negli spazi confinanti della biblioteca, un’altra storia si regala al pubblico: il mondo di Eugenio Barba. Sono trascorse decine di anni, da quando – nel secolo scorso (e a dirlo sembra veramente trascorsa un’epoca diversa) – un gruppo di attori guidati dal regista Eugenio Barba approdarono in Salento per dare vita alla singolare esperienza del “baratto” teatrale. Oggi, a Lecce, la storia dell’Odin Teatret e di Eugenio Barba incrocia di nuovo la Puglia, mette i picchetti e pianta le tende. Quello che ne resta è un regalo straordinario per tutta la comunità. Un archivio che non conserva, ma che dà, racchiudendo al proprio interno tre significati fondamentali: memoria, trasmissione e trasformazione.
«L’archivio vivente – scrive Barba – protegge i documenti e gli artefatti dei “passati” per ritrovare il silenzio che è Memoria dell’antichissimo. Dà parola ed espressione ai documenti e agli artefatti e questa Trasmissione sviluppa relazioni, collaborazioni, pubblicazioni, filmati, incontri teorici, scambi di esperienze, corsi di specializzazione, formazione. Infine, l’archivio vivente è Trasformazione, metamorfosi, palingenesi, cambio di forme e linguaggi che lascia volare l’immaginazione e ridà un’esistenza sensoriale a documenti solo apparentemente taciti e inerti.
Quella che si vive all’interno degli spazi della Biblioteca non è una semplice visita: è un’esperienza immersiva, un cammino nella storia di un Teatro che non conosce confini di alcun tipo, che passa dallo studio del Maestro Barba al camerino dell’attrice Julia Varley, in un percorso di esercizio e di ricerca, in un tragitto emotivo che fa il solletico all’immaginazione, che “vince il Tempo attraversandolo per intero”. Una fuga dalla realtà, quella della visita, che diviene un concreto momento di approfondimento e di conoscenza, di scoperta e di creatività. Uno spazio dove la visione di Eugenio Barba che sembra abbracciare il passato lo smuove, invece, del tutto.
«Oppure abbiamo incontrato un uomo o una donna che ci hanno guidato ad aprire gli occhi su un’altra realtà. (…) Il passato non sta dietro le nostre spalle. Sta sopra di noi. È ciò che rimane della dimensione verticale. La storia, il passato che conosciamo, è il racconto del possibile. Ci fa intravedere il mondo e il teatro così come potrebbero essere», afferma Eugenio Barba, quell’uomo che permette di aprire gli occhi su questa incredibile realtà.
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