THAT’S STORIES

di - 14 Maggio 2019
Oggi parliamo con Alfredo Valeri, ideatore e coordinatore del progetto IurisArt per il network legale Iuris Hub attivo a Roma. Il progetto segue la prassi della “contaminazione artistica” di luoghi non convenzionali e punta a creare connessioni fra mondi apparentemente distanti tra loro, come Diritto e Arte.
Alfredo, sotto tua consulenza Iuris Hub ha deciso di investire sulla promozione d’arte contemporanea, siamo curiosi di sapere com’è nato il progetto e quali sono i suoi obiettivi?
«A inizio 2018 sono stato contattato da un gruppo di giovani avvocati in procinto di gettare le basi per una rete di consulenza, focalizzata in ambito legale su temi legati all’innovazione e al digitale. Il loro obiettivo era di creare un network giovane, dinamico e multidisciplinare a servizio in particolare di PMI e startup che, partendo dal legale, abbracciasse anche la sfera fiscale, fino al marketing. In qualità di advisor specializzato nello sviluppo di progetti afferenti alle industrie culturali e creative (con una passione per l’arte contemporanea), il supporto che mi veniva richiesto riguardava il posizionamento strategico di questa nuova realtà che avrebbe dovuto farsi strada nel contesto romano già molto popolato di studi legali e società di consulenza. Ho dunque preso spunto dalle tendenze sempre più diffuse di contaminazione fra universo artistico e comparto legale, per sviluppare un format fortemente calibrato sulle esigenze e caratteristiche di questo network, orientato non solo a potenziarne la visibilità, ma soprattutto a rendere Iuris Hub un soggetto promotore di un dialogo concreto e attivo con il mondo dell’arte contemporanea. Così è nata IurisArt, che prevede cicli espositivi ed eventi esclusivi di natura artistica, all’interno degli ambienti in cui si svolge la consulenza legale».
Inadeguato, acrilici e solidmarket su tela, 2018. Photo credits: Diana Bandini
IurisArt è uno dei primi progetti di Roma che fa della consulenza legale un luogo di sperimentazione creativa, immagino sarai orgoglioso di questo primato. Format di questo tipo già esistono in altre città, ti sei ispirato a qualche modello in particolare?
«Come premesso, i trend degli studi legali che vedono abbinare il proprio brand all’arte sono in crescita e questa connessione riguarda perlopiù law firms di dimensioni considerevoli, strutturate con uffici nelle grandi città italiane (Milano in primis) o anche di calibro internazionale. Sovente l’iniziativa scaturisce dall’interesse collezionistico del fondatore dello studio, che decide di promuovere progetti artistici dalle molteplici forme (sponsorizzazione di eventi, sostegno alla realizzazione opere, premi, ecc.), allo scopo di attrarre nuovi mandati da parte dei big players del mondo dell’arte (cui normalmente vengono forniti servizi di legal & fiscal advisory) e finendo spesso per acquisire nuove opere per la propria corporate collection.  In questo caso parliamo, invece, di una realtà romana, di dimensione ridotta, che ha abbracciato questo approccio di apertura all’arte sin dalle origini per ragioni legate alla costruzione di una reputation nel mondo dell’innovazione e della creatività e, non da ultimo, per godere dei benefici legati ad un ambiente lavorativo stimolante dal lato estetico e artistico».
Fino ad ora quali artisti avete ospitato? Vuoi parlarci del loro lavoro?
«Il format di IurisArt prevede una programmazione espositiva scandita da cicli quadrimestrali. La prima mostra è stata dedicata ai lavori di Raffaele Pecci, con installazioni tridimensionali appartenenti alla serie “Momenti”, caratterizzate dall’utilizzo di materiali compositi (legno, metalli, tessuti), le cui strutture non figurative generano un rapporto sovversivo con il pubblico. L’esposizione tutt’ora in corso, organizzata in collaborazione con la Galleria Parione9, presenta un linguaggio e un genere profondamente diversi. Si tratta di tele di medio-grande formato della serie “Riquadri”, dipinte con acrilici e solidmarker dallo street artist romano Elia Novecento. Questi lavori, rappresentando figure umane che appaiono attraverso il filtro di finestre, porte, finestrini di treni e autobus, rimandano alle soglie spaziali in cui siamo costantemente immersi nella dimensione urbana, generando un’inconsapevole forma di introspezione dell’intimo che si manifesta posando lo sguardo dall’esterno verso spazi fisici e immateriali. Nel corso di ciascun ciclo espositivo i principali clienti dello studio e figure selezionate del mondo dell’arte (collezionisti, critici, giornalisti, ecc.) vengono invitati ad un evento di presentazione dei lavori in mostra, alla presenza dell’artista e di eventuali curatori e galleristi. Ai partecipanti all’evento esclusivo ogni artista aderente a IurisArt dona un multiplo o una piccola creazione in serie limitata rappresentativa della propria produzione».
Ora dovresti guardare il blu, acrilici e solidmarker su tela, 2018. Photo credits: Diana Bandini
Come avviene il processo selettivo? Cercate una relazione tra il lavoro dell’artista e le tematiche di cui si occupa lo studio?
«Il mio ruolo consiste proprio nel tessere una relazione fra mondi diversi, creando connessioni concrete e virtuali, che si traducano in benefici per tutti i soggetti coinvolti. Partendo dalle caratteristiche degli ambienti deputati ad accogliere l’esposizione, il delicato lavoro che sono chiamato a svolgere prevede la selezione di artisti e opere che si adattino efficacemente a tali elementi spaziali, garantendo la massima valorizzazione del prodotto artistico e nel contempo trovando chiavi di lettura che esprimano potenziali collegamenti con i temi di attività dello studio. Ad esempio, il linguaggio espressivo di Elia Novecento, ispirato a popist degli anni ’60, che induce nello spettatore un viaggio immaginario attraverso i riquadri di finestre e finestrini dai quali appaiono i contorni di figure umane assorte nelle proprie attività, tocca un tema attuale e importante come il diritto alla privacy. Requisito indispensabile del mio lavoro, oltre ad una certa sensibilità artistica che mi consente spesso anche di curare personalmente gli allestimenti, è l’attitudine a creare valore per tutte le parti in gioco, alcune delle quali, non appartenendo al mondo dell’arte, non sempre sono positivamente predisposte a riconoscerne l’enorme potenzialità».
Un bilancio? Prossimi passi?
«IurisArt è nato come progetto sperimentale e devo riconoscere che nel corso di questo primo anno di vita ha ottenuto riscontri positivi che vanno oltre le mie aspettative. I professionisti che mettono a disposizione gli uffici per le esposizioni lavorano in ambienti costantemente rigenerati e autenticamente stimolanti dal lato creativo. Gli artisti ottengono una visibilità aggiuntiva entrando in contatto con un’audience la cui attenzione in altri contesti non avrebbero verosimilmente mai potuto catturare. L’incontro inatteso e inaspettato fra il pubblico e l’arte al di fuori dei luoghi tradizionalmente deputati ad accoglierla (musei, gallerie, ecc.) genera effetti davvero straordinari, che nei casi più comuni si manifestano in curiosità, desiderio di approfondimento e talora si traducono in vero e proprio interesse per l’acquisizione delle opere. Pur essendo prematuro trarre un bilancio in quanto il format necessita di ulteriore “massa critica”, non nascondo che mi piacerebbe ampliare la rete che ho iniziato a tessere con questa prima esperienza, replicando l’approccio in altri contesti sempre strettamente legati all’innovazione e nei quali la creatività, il pensiero laterale e le soft skills che il contatto con l’arte contemporanea è in grado di alimentare, rappresentino risorse insostituibili. Oltre agli studi professionali, penso agli incubatori di startup o agli spazi di co-working che animano le nostre città e che a mio parere potrebbero rivelarsi straordinari terreni di fecondazione di questo promettente modello».
Elisabetta Melchiorri

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