THAT’S STORIES

di - 17 Ottobre 2018
Questa volta il legno si deve vedere”!
E in effetti, è ciò che risalta subito all’occhio nel fermarsi a guardare nodi e venature lignee traspiranti colori vivi, nella personale di Carlo Alberto Rastelli intitolata”Knots”, appunto, “Nodi”, aperta a The Dream Factory a Milano. Una serie di opere recenti e inedite, realizzate dall’artista tra il 2016 e il 2017, raccontate da un bellissimo testo a cura di Alberto Zanchetta: un’immersione nella nitidezza dell’essere umano, nella vastità della natura e della sostanza che ci caratterizza tutti, sostenute dalla forte ed incessante presenza del legno. Queste opere costringono l’osservatore ad avvicinarsi, vogliono essere apprezzate da vicino, quasi toccate. Le prime tavole, infatti, sono di piccole dimensioni e dipinte in maniera meticolosa, subito colpisce lo sfondo di legno, materia viva che irrompe, e poi le figure umane, singole o in gruppo, che si staccano dalla superficie piatta. Un po’ alla volta si iniziano a vedere i volti e i dettagli, o meglio, la testa; perché la maggior parte delle figure ha il viso nero o blu, oppure, attraversato da una scia di luce bianca, che a guardare bene prende la forma di una nebulosa stellare, una materia biologica intrinseca e primordiale, surreale nelle pose perfette. I soggetti, nonostante questo, ci guardano e allora ci avviciniamo di più per scoprire che le nebulose che sostituiscono le parti biologiche del corpo, sono colori ad olio, naturali anch’essi come il legno. Poi una figura si stacca dal gruppo indistinto e presenta sembianze umane perfette, cominciando a farsi viva e diventare uomo, con le sue caratteristiche e i suoi difetti, ma ancora non capace di sentirsi al suo posto, e così rimane ferma omologandosi al gruppo e cercando di non essere discordante, cosciente di risultare la caricatura di se stessa. Un po’ come quando nelle foto di gruppo tutti ci sforziamo di non essere diversi, ad avvicinarci all’altro per non finire in primo piano e deformiamo il viso immaginandoci da lontano, ma guardiamo un po’ anche gli altri per vedere come si sono messi, se la nostra posizione completa la loro, o è assolutamente discordante. Infine, dopo aver analizzato tutti particolari, guardiamo la tavola nella sua interezza e ci viene da sorridere nel vedere che le pose sono assolutamente scomode e retrò, uscite da immagini di altri tempi. L’opera è completata dall’astrazione piatta data dai colori acrilici pastello dei vestiti, le tuniche e gli oggetti che circondano queste figure, accentuando la parte viva data dal legno e dai particolari in olio.

Carlo Alberto Rastelli, Knots, personal exhibition at The Dream Factory, instalation view, La Papessa & We were dancers, Milano, 2017

Nei soggetti singoli il gioco tra naturale e sintetico, nebulosa e umano, legno e colore è ancora più evidente perché al di fuori del gruppo, questi personaggi si rivelano semplicemente per come sono, forzati anch’essi in pose fuori moda e d’altri tempi. L’imprinting narrativo è presente in tutte le sue tavole figurative, ognuna immobile pronta a raccontarci la sua storia fino al momento in cui il tempo si è fermato, costrette in un equilibrio precario, mentre da dentro il caos cosmico le abita e vuole emergere.
Ritornando alla nostra realtà, la mostra si articola in una seconda parte, inedita, che abbandona la figura umana e si concede completamente alla natura. Sono tele di grandi dimensioni in cui il protagonista è un bosco di betulle. In questo bosco ci perdiamo perché gli alberi sono precisamente paralleli, lo sfondo è assolutamente piatto e i colori pastello portano il nostro sguardo in un loop che passa da una tela all’altra, accarezzando questo astrattismo naturale senza riuscire mai a fermarsi,. Il confine tra l’orizzonte e il bosco è confuso dalla geometria tecnica di linee orizzontali e verticali, e dalle stratificazioni della tela che si infittisce ancora di più. Ma anche qui una stonatura, un nodo ancora da scogliere. Si tratta di una figura ad olio che emerge dal bosco plastico e cattura la nostra attenzione: un teschio, non d’uomo, ma di animale.
Rosa Cascone

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