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dal 17.VII.1999 al 6.I.2000 | Giuseppe Pelizza da Volpedo | Torino, GAM

di - 19 Ottobre 1999

Giuseppe Pellizza era convinto che fosse importante per un pittore ampliare il proprio raggio di conoscenza e cultura per offrire al pubblico, con le proprie opere, spunti di riflessione e di interpretazione globale delle vicende umane: dipingere qualcosa, non solo da contemplare ma su cui riflettere.
Il pubblico torinese può valutare se l’obiettivo dell’artista sia stato raggiunto visitando la personale di Pellizza da Volpedo dal 18 settembre 1999 al 6 gennaio 2000 alla GAM di Torino.
Oltre 80 dipinti dell’artista piemontese esposti con maestria dai curatori, per premettere al visitatore di fruire dell’armonia di forme e colore, dove non domina nessuna tonalità cromatica, ma solo un’intensa e ariosa luminosità.
In Mammine la luce è la vera protagonista della scena, sia quando investe il prato, reso con verdi di varia intensità, rialzati da gialli e bianchi, sia quando esalta i contorni dei volti delle ragazzine; i colori si corrispondono e si chiamano, cosi come teneri sorrisi si riverberano in braccia accoglienti. L’apparente ingenuità del tema lascia il posto a una costruzione sapiente dell’immagine, tanto da guadagnare al pittore il primo riconoscimento importante, la medaglia d’oro all’esposizione di Genova nel 1892.
L’educazione pittorica di Pellizza ebbe luogo inizialmente all’Accademia di Brera di Milano, ma l’esigenza di elaborare una pittura che iniziando da Volpedo si dilatasse nel tempo e nello spazio per raggiungere e suscitare emozione in ogni spettatore ha avvicinato il pittore a tematiche simboliste e alla pittura post-impressionista francese di Seurat e Signet, al fine di affermare una filosofia della natura intesa come organismo totale e totalizzante.
Lo snodo simbolista dello Specchio della vita risulta fondamentale per comprendere i 10 anni di gestazione de Il Quarto Stato, l’opera attraverso la quale Pellizza è passato alla storia (e non solo alla storia dell’arte). Una tela di 3 metri per 5 dipinta a olio, anni di lavoro per impostare la composizione con le figure più grandi del naturale e per stendere la pittura con tecnica divisionista. A ogni fase ideativa il titolo mutava dal realistico Ambasciatori della fame al più simbolista Fiumana, fino a Il cammino dei lavoratori, modificato all’ultimo momento prima di inviare la tela a Torino nel Maggio del 1902. La ragione dell’opera sta ancora nella ricerca dell’armonia, anche nei rapporti tra le figure che avanzano pacate e sicure, con forza ineluttabile. Il cammino dei lavoratori si trasforma in una suggestiva trasposizione simbolica, nell’umanità stessa che avanza verso un ineludibile progresso sociale: a questo si deve l’indubbio successo e il fascino di un’opera che divenne subito sinonimo di lotta di classe e che ha accompagnato molta storia politica e sociale del nostro Paese.
La personale ospita anche L’amore nella vita, il cui pannello centrale è in mostra permanente alla GAM; qui altre problematiche universali, quali l’amore, la vita e la morte vengono tradotte in forme colorate: i biografi ricordano Pellizza nell’ansiosa ricerca di vitigni rossi, punto di partenza per elaborare l’amore passionale del pannello centrale, mentre i colori scuri e l’atmosfera cupa preludono alla fine dell’esistenza… Anche il fuoco pian piano si consuma…Sta per spegnersi e il vecchio lo contempla rassegnato… Pellizza non ha conosciuto la vecchiaia, è morto suicida nel 1907, forse prigioniero della solitudine dell’intellettuale che tanto aveva anelato o distrutto dal dolore per la prematura perdita della moglie e del figlio.

gabriella grea

Periodo: 18 settembre ’99 – 06 gennaio 2000
Orario: da martedì a domenica dalle 09.00 alle 19.00
lunedì chiuso
Sede: GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea via Magenta, 31 – 10128 Torino
Ingresso: £. 10.000 intero; £. 5.000 ridotto
Informazioni: tel. 011/562.99.11; fax 011/442.95.50
Visite guidate domenica ore 10.00/11.30 e 11.30/13.30


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