L’intero percorso artistico di Robert Mapplethorpe (1946, Floral Park – 1989, Boston) viene raccontato nelle ampie sale della Promotrice. Ed ecco che dopo grandi mostre storiche “staccabiglietto”, oggi è un noto fotografo americano contemporaneo a dominare le sale d’arte più calcate di Torino. Il percorso espositivo documenta una produzione che, realizzata tra il 1972 e la fine degli anni Ottanta, segna le varie fasi di uno sviluppo artistico che ha punti di contatto con l’arte antica e la fotografia moderna, frutto della propensione formalista e classica dell’artista statunitense. Questa tendenza appare chiara già partendo dai primissimi esperimenti degli anni Settanta, dove il soggetto preferito degli scatti di Mapplethorpe è la cantante, e amica del cuore, Patti Smith, ritratta in pose statuarie che esaltano la bellezza asessuata dell’antieroina del rock, con cui il fotografo condivide l’appartamento. Le istantanee di nudi bronzei di giovani afroamericani e delle forme scolpite di Lisa Lyon,
Opere di Michelangelo, Bronzino, Schiele e Rodin sono accostate a toraci nudi che si piegano su se stessi come in una danza propiziatoria, e a ritratti di gruppo in pose plastiche perfettamente simmetriche.
In questa ricerca formale di armonia e di bellezza i soggetti non sono solo le statuarie fattezze dei fotomodelli, ma anche nature morte e particolari. Braccia, schiene, sederi e organi sessuali maschili. Egli documenta, da protagonista, il clima trasgressivo della New York degli anni ‘80, con le sue notti omosessuali, i festini a base di droghe e alcool e lo rappresenta mostrando sfacciatamente organi sessuali e “attrezzi di piacere”, utilizzati per pratiche sadomasochistiche. Come scrive Germano Celant ci si trova dinanzi ad “una passione per una visione carnale del mondo, che ha trovato nell’equilibrio e nella simmetria, una maniera classica di trattare argomenti erotici e esistenziali, arrivando a costruire immagini fotografiche che diventano pitture e sculture”. Ricchissima è la rassegna di ritratti di personaggi del mondo dell’arte, dello star system e della cultura. Da Patti Smith, appunto, ad Arnold Schwarzenegger, da Isabella Rossellini a Louise Bourgeois, da Andy Warhol a Truman Capote, per citarne solo qualcuno. A testimoniare uno spirito vorace e curioso, capace di raccontare la cultura americana degli anni dal 1970 al 1989, anno della morte di Mapplethorpe.
Quando, qualche anno prima della sua scomparsa, scopre di avere l’Aids, il fotografo ha appena 42 anni e i suoi soggetti mutano improvvisamente. Ai corpi patinati si sostituiscono quelli scavati dal dolore, funebri teschi prendono il posto dei fiori freschi. L’ombra della morte si fa sentire in maniera drammatica e scioccante, e allo spettatore non resta che guardare le ultime fotografie con nostalgica amarezza.
monica trigona
mostra visitata il 22 ottobre 2005
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