Mentre a Palazzo Nervi apriva al pubblico la settima edizione di Artissima, fiera d’arte in Italia con la presenza di 137 gallerie, a Palazzo Cavour inaugurava la mostra dedicata a Gian Enzo Sperone, gallerista protagonista delle vicende internazionali artistiche più innovative.
La mostra è una selezione delle opere esposte nelle diverse personali e collettive organizzate da Sperone nelle tre gallerie di Torino, Roma e New York.
La sua attività da mercante d’arte iniziata proprio a Torino, nel ’64 all’angolo tra via Cesare Battisti e via Carlo Alberto, prosegue tutt’ora a New York e a Roma.
La mostra segue la pubblicazione del libro presentato la scorsa primavera che, come lo stesso Sperone disse ne prova la sua esistenza. Esistenza attraversata da scelte tempestive e lungimiranti, caratterizzata fin dagli inizi da curiosi incontri e coincidenze.
La mostra di Palazzo Cavour ha una doppia valenza: da un lato si delinea come una carrellata sulle principali vicende artistiche internazionali, dall’altro è un riconoscimento alla coraggiosa ed intensa attività di Sperone. La sua galleria è stata ed è luogo di ritrovo di artisti, collezionisti, amanti dell’arte, nonché di critici e direttori di musei interessati alle proposte sperimentali di Sperone. Oggi, è molto difficile ritrovare nelle gallerie d’arte queste atmosfere, come dice Bruno Panebarco nella recensione su Artissima, i galleristi non propongono ciò in cui credono sostenuti da criteri di natura artistica […] ma ciò che al momento ritengono più commerciabile.
Negli anni ’60, gli artisti della Pop Art fecero le prime esposizioni italiane proprio nella galleria di Sperone che, grazie all’amicizia con Michelangelo Pistoletto, entrò in contatto con la galleria Sonnabend di Parigi che per prima propose in Europa il nuovo Movimento americano. Ai nomi Warhol, Wesselmann, Rosenquist, Rauschenberg, Dine si alternano quelli di Pistoletto, Mondino, Pascali, Gilardi e Piacentino ai quali Sperone dedica collettive e personali. Sul finire degli anni ’60 la galleria era frequentata da tutti gli esponenti dell’Arte Povera e, nel 1969, presentò all’Italia i Minimalisti ed i Concettualisti. Lo stesso anno, Sperone inaugurò la nuova sede di Corso San Maurizio (definitivamente chiusa agli inizi degli anni ’80) che si poneva come new concept di spazio espositivo: luogo di origine industriale, pavimentato a cemento che sarebbe diventato la norma negli anni futuri perché adatto a contenere installazioni di grosse dimensioni.
L’attività di Sperone permette agli artisti americani di farsi conoscere in Europa e viceversa, così come permette a quelli italiani di partecipare a tutte le più importanti rassegne e mostre europee. Nel ’72 aprì gli spazi espositivi a New York e a Roma, dal ’75 iniziò a seguire l’affermarsi di nuovi modi espressivi: uno caratterizzato da un ritrovato interesse per la pittura, l’altro quello della Trans-avanguardia. Gli anni ’80 sono caratterizzati da un intenso lavoro della galleria newyorkese che favorì l’affermarsi di una stagione positiva, per critica e collezionismo, dell’arte italiana.
Le scelte attuali sono scelte coerenti e di continuità con il passato nonostante continui la sua costante promozione di “nuove ricerche”.
A Palazzo Cavour sono raccolte le opere di oltre sessanta artisti tra cui: Aselmo, Boetti, Cannavacciuolo, Clemente, Chia, Colson, Kelley, Kounellis, Lichtenstein, Long, Merz, Mondino, Nauman, Pascoli, Paolini, Pistoletto, Quinn, Richter, Rauschenberg, Schnabel, Stella, Wegman, Warhol, Zorio. La scansione cronologica non rigorosa delle opere esposte, è tale al fine di privilegiare la proiezione verso l’attualità; in questo modo è anche verificabile ciò che Gian Enzo Sperone disse nel 1994: “non aveva ragione Duchamp quando affermava che l’opera d’arte perde la sua forza espressiva dopo trent’anni” infatti, opere di ieri si mescolano a quelle più recenti senza rischiare di sembrare meno espressive e/o superate.
Paolo Tamborrini
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