Categorie: torino

fino al 16.V.2004 | Katrin Sigurdardottir | Torino, Fondazione Sandretto

di - 5 Maggio 2004

La projectroom allestita con i lavori di Katrin Sigurdardottir (Reykjavik 1967. Vive tra Reykjavik e New York) conclude il ciclo D-segni, curato da Ilaria Bonacossa e dedicato al disegno nell’espressione di quattro artiste contemporanee, nell’ambito del più ampio progetto che quest’anno ha visto dedicare alle donne la maggior parte delle attività della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Così, in contemporanea all’antologica di Carol Rama e a diverse altre iniziative, Sigurdardottir chiude un percorso che si era aperto con i lavori “ecologici” di Marguerite Kahrl, proseguito con gli interventi minimali di Micol Assaël su un testo russo di radiotecnica e con le opere di Tabaimo, caratterizzate da un graffiante humour nero.

L’artista islandese è nota soprattutto per i suoi interventi ai confini fra la scultura e l’installazione, e recentemente aveva esposto alla galleria torinese Maze e ad Artissima la sua labirintica Island (2003). In questo caso, si ha la possibilità di apprezzare un lavoro per certi versi simile, ma realizzato su carta e a partire da fotografie di architetture degli anni Cinquanta e Sessanta. Questo materiale preparatorio, in un secondo tempo, viene trattato in maniera tale che la più forte sensazione trasmessa è quella di una critica al mito modernista, di sapore social-democratico, che si rinviene sia in certi esempi statunitensi di downtown –come ricorda la stessa artista- sia in molti “esperimenti sociali” scandinavi.
In tale ottica, dato il senso di spaesamento trasmesso dai suoi disegni, ha un significato pregnante l’assenza di titoli e di qualunque altro elemento che possa differenziare e individualizzare le sue opere. In esse, l’essere umano è stato paradossalmente sbalzato fuori, a riprova del fallimento dei progettisti di quegli interni/esterni architettonici e urbanistici. Anche il trattamento cromatico –domina un blu caldo e ovattato- concorre ad amplificare l’ambiguità di una protezione securitaria che diviene oppressione. Infine, sempre in questa prospettiva, le griglie che scandiscono lo spazio in modo reticolare sembrano volerlo dominare e razionalizzare, ma è ormai palese che si tratta di un effetto di superficie.

In sostanza, il dato di maggior impatto che trasmettono questi lavori è il fallimento di tutte quelle declinazioni funzionaliste e “bio-architettoniche” che, se da un lato si integrano anche con ottimi risultati all’ambiente circostante, dall’altra sono fautrici di un isolamento esistenziale che snatura il concetto stesso di abitare. Almeno se non si fa più riferimento alla metafora, spesso purtroppo ancora dominante in certa architettura, dell’alveare. La “memoria geografica” di Katrin Sigurdardottir si rivela dunque nient’affatto tabula rasa, ma selettiva e critica. Che non è poco, per una memoria.

articoli correlati
La mostra di Marguerite Kahrl nell’ambito della rassegna “D-segni”
Katrin Sigurdardottir Katrin Sigurdardottir alla collettiva “StArt”
Intervista a Carol Rama
link correlati
Il sito dell’artista

marco enrico giacomelli
mostra visitata il 27 aprile 2004


Katrin Sigurdardottir
Quarto e ultimo appuntamento della rassegna D-segni
A cura di Ilaria Bonacossa
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane, 16 – Torino
Orario: dal martedì alla domenica dalle 12 alle 20; giovedì dalle 12 alle 23
Ingresso gratuito
Info: tel. 011-19831600; info@fondsrr.org; www.fondsrr.org
Catalogo della rassegna a cura di Ilaria Bonacossa e Massimo Massara, con testi di Francesco Bonami, della curatrice e interviste alle artiste


[exibart]


Articoli recenti

  • Progetti e iniziative

Cultura digitale e formazione: quattro anni di Dicolab in un convegno a Roma

Quattro anni di lavoro e 20 milioni di euro di investimenti: Dicolab racconta il proprio impatto sulla trasformazione digitale del…

6 Giugno 2026 10:30
  • Musica

Riccardo Muti e le 3546 voci di Ravenna: una lezione di musica e comunità

Al Ravenna Festival, Riccardo Muti dirige 3546 coristi da tutta Italia in Cantare amantis est, un’esperienza collettiva di grande trasporto,…

6 Giugno 2026 9:30
  • Personaggi

Parola a Davide Vanin: come 21Art conquista Montecarlo e Jesolo

Con le mostre di Jan Fabre e Mario Ceroli, 21Art sbarca a Montecarlo e apre a Jesolo. In quest'intervista, il…

5 Giugno 2026 23:30
  • Progetti e iniziative

Eredità sovietica, biennali e spazi indipendenti: come la Lituania sta costruendo la sua presenza culturale in Europa

Con Laura Gabrielaitytė-Kazulėnienė, Addetta Culturale della Lituania in Italia, parliamo di diplomazia culturale, nuove generazioni artistiche e del progetto che…

5 Giugno 2026 18:00
  • Progetti e iniziative

Archivissima 2026: l’Archivio Generali apre le porte del grattacielo rosso di Trieste

L’Archivio Storico Generali aderisce ad Archivissima 2026 con visite guidate agli edifici iconici di Trieste e l'apertura straordinaria di Palazzo…

5 Giugno 2026 16:30
  • Mercato

Pace Gallery taglia 50 artisti e 50 dipendenti: è la fine delle mega-gallerie?

Pace Gallery taglia un terzo del suo roster di artisti e licenzia 50 dipendenti: è questo il bilancio del piano…

5 Giugno 2026 15:05