Sono in mostra all’Archivio Storico di Torino alcuni tra i più caratteristici e interessanti calendari e almanacchi della Collezione Simeom e dalla Collezione del Barbarò, recentemente pervenuta all’Archivio per lascito testamentario.
Almanacchi con pronostico astrologico come L’almanacco universale del grande astrologo Valserena del 1751, con compendio come L’almanacco della sanità del 1785, con guide delle città e notizie di corte come il Palmaverde. E ancora almanacchi con suggerimenti per la coltivazione dei campi e per il gioco del lotto. Il genere letterario più diffuso tra Sette e Ottocento fu proprio questo tipo di pubblicazione che, stampata su carta scadente, con veste editoriale scarna accompagnava l’anno delle famiglie, anche di ceto popolare, con suggerimenti di vario genere.
Nella prima metà del Settecento l’almanacco fu caratterizzato da rubriche fisse come le feste religiose, l’elenco delle fiere regionali, i giorni di partenza e arrivo della posta, i consigli per il giardinaggio e la coltivazione degli orti; il tutto introdotto da un discorso generico sul nuovo anno. A metà secolo si incominciò a dare all’almanacco una veste di compendio, tanto che anche alcuni esponenti di spicco del pensiero illuminista espressero in queste pagine le loro idee di astrologia, agronomia, meteorologia, geografia e altre discipline scientifiche. Nel corso dell’ ‘800 gli almanacchi si occuparono poi di politica, diventando così i precursori della stampa periodica.
Numerosi furono i compendi di medicina il cui fine era cercare di combattere le false credenze ed i pregiudizi, istruendo i lettori anche sul pronto soccorso dei malati: un esempio per tutti L’almanacco della Sanità (1785-1789).
Di genere dilettevole furono le pubblicazioni rivolte al pubblico femminile: spesso contenevano racconti a puntate, commedie, parlavano di moda, feste e spettacoli teatrali. Al pubblico giovane invece erano dedicati La ricreazione. Calendario morale-istruttivo-piacevole (1821) e Strenna di educazione. Almanacco ad uso della gioventù (1816) che rappresentavano veri e propri manuali di comportamento e di educazione.
Del 1829 è l’interessante Cosmocaleidografo, ossia guida commoda economica dilettevole per viaggiar a vapore. Con la quale si possono vedere tutte le più belle curiosità del mondo senza uscire di camera, del 1838 è Il fisonomista che insegnava a riconoscere il carattere dell’interlocutore dalla sua fisionomia, del 1803-1804 è L’almanacco delle Amministrazioni per l’anno XII repubblicano francese ossia il vero Palmaverde nazionale, di carattere storico-politico.
Accanto agli almanacchi sono esposti, inoltre, una serie di calendari “da gabinetto”: calendario in cartoncino stampato su entrambi i lati decorato da delicate cornici floreali e ritratti; e ancora bellissimi calendari pubblicitari di tipografie torinesi con decorazioni ad arabeschi floreali tipici del gusto liberty.
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www.comune.torino.it/archiviostorico
Bibliografia
Lodovica Braida, Le guide del tempo: produzione, contenuti e forme degli almanacchi piemontesi del Settecento, Torino, Deputazione subalpina di Storia Patria, 1989
Claudia Pernumian
mostra visitata il 4 gennaio 2002
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