La stagione espositiva 2002/2003 della Fusion gallery, la nuova galleria d’arte collocata al piano superiore dell’omonimo Fusion café, inaugura oggi con un a mostra dall’argomento quantomeno curioso.
Filo conduttore della collettiva, presentata dal collezionista e teorico dell’arte genovese Fabrizio Boggiano, con la direzione artistica di Edoardo di Mauro, è infatti la cravatta: un oggetto qualsiasi letto, rimaneggiato e interpretato nei lavori di numerosi artisti, tra cui spiccano nomi di fama nazionale e internazionale.
Gli artisti in mostra sono: Francesco Arena, Alessandro Bellucco, Sarah Bowyer, Marlyse Brunner, Patrizia Buldrini, Sergio Cascavilla, Giorgio Ciam, Mario Commone, Leonida De Filippi, Enrico T. De Paris, Michele Dieli, Francesco Di Lernia, Roberto Di Pasquale, Piero Dorazio, Alberto Ferretti, Daniele Galliano, Federico Guida, Ronald Victor Kastelic, Mark Kostabi, Marco Lodola, Bartolomeo Migliore, Aldo Mondino, Ugo Nespolo, Davide Nido, Patrizia Nuvolari, Nam June Paik, Urano Palma, Roberto Perciballi, Stefano Pisano, Angelo Pretolani, Pierluigi Pusole, Mimmo Rotella, Valeria Sangiorgi, Serge III, Vittorio Valente, Simona Vergani, Dany Vescovi e Emmet Williams.
In ognuno di questi lavori un semplice oggetto, un banale capo d’abbigliamento, diventa protagonista di un’opera originale e estrosa. Al variare delle materie, delle
La mostra è sicuramente un esperimento almeno eccentrico, che attirerà senza dubbio su di sé l’attenzione sia degli addetti ai lavori, sia del pubblico meno esperto. E’ probabile che proprio le persone meno avvezze al mondo dell’arte contemporanea restino poi affascinate e piacevolmente coinvolte dalla particolarità, forse anche un po’ ironica e provocatoria, se non a tratti surreale, dell’evento.
Strano soggetto per una serie così cospicua di opere d’arte, nemmeno troppo di moda, che ispira a una visione ormai in parte desueta della mascolinità, la cravatta è oggetto borghese per eccellenza, ma anche sempre simbolo di una buona eleganza. Però, alla faccia dell’understatement che alle volte rappresenta, qui l’oggetto borghese è posto al centro di un’operazione artistica bizzarra e sicuramente estrosa: che consentirà comunque al pubblico di vedere lavori molto particolari di artisti notissimi a livello internazionale. A sottolineare la vivacità e l’originalità culturale della città di Torino, sempre in cerca di nuove idee e trovate nei musei come nei luoghi nuovi deputati all’arte.
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maria cristina strati
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