La mostra, organizzata dal Museo Egizio e dal Museo Regionale di Scienze Naturali con la collaborazione del dipartimento di Scienze Mineralogiche e Petrologiche dell’Università di Torino e dell’IRRSAE Piemonte, propone per un anno intero un percorso espositivo sperimentale di carattere naturalistico e archeologico accanto all’attuale itinerario museale.
Tra i numerosi fattori che influiscono sulla formazione di una civiltà, l’ambiente è uno dei più importanti. La civiltà egizia sorge in una terra arida, dove le annuali piene del Nilo rendono fertile una striscia di deserto scandendo il ritmo vitale di piante, animali e uomini:
“Salute a te, o Nilo, che sei uscito dalla terra, che sei venuto per far vivere l’Egitto! …. (è lui che) disseta il deserto, lontano dall’acqua” recita un inno al Nilo risalente al Nuovo Regno.
L’esperienza positiva della natura che si esprime nella vita quotidiana, nella religione e nell’arte è ben testimoniata dalla mostra. I visitatori sono accompagnati in un viaggio a ritroso fino alle origini della valle del Nilo, cioè “Milioni di anni prima dei faraoni” come suggerisce il titolo della prima delle cinque sezioni in cui si articola la mostra, quando una serie di trasformazioni climatiche provocarono il progressivo inaridimento della regione, che assunse l’aspetto attuale, e le popolazioni che la abitavano si stanziarono in villaggi nelle oasi e lungo il corso del Nilo e iniziarono a praticare, oltre alla caccia e alla pesca, un’economia di tipo agricolo e pastorale. Le due sezioni successive, “Tra papiri e palme” e “Tra coccodrilli e scarabei”, descrivono la flora e la fauna tipiche di questa regione. Lungo il corso del Nilo crescevano spontaneamente tamerici, sicomori, acacie, palme da datteri e da dum e numerose piante acquatiche (giunchi, loti, papiri); l’uomo vi importò la coltivazione dei cereali (le prime testimonianze di attrezzi per la coltivazione di cereali risalgono al 18000 a.C.), del lino, da cui si ricavavano fibre tessili e olio, e di ortaggi e legumi. Anche la fauna era quanto mai varia: tra paludi e acquitrini vivevano coccodrilli, ippopotami e uccelli (ibis, gru) e nelle zone desertiche animali feroci e selvatici (leoni, serpenti, falchi e scarabei).
Nelle aie dei villaggi si allevavano bovini, ovini, oche, anatre, cani e gatti. La sezione “Natura utile, natura sacra e natura eterna” pone l’accento sul rapporto che lega l’uomo all’ambiente nella vita di tutti i giorni (irrigazione e coltivazione della terra, allevamento di animali, lavorazione delle materie prime), nella religione (animali sacri, piante e fiori quali attributi divini) e nell’arte (colori, materiali e soggetti rappresentati). La mostra si chiude con il capitolo “Habitat nilotico e riscoperta dell’antico Egitto”, dedicato ad un breve excursus sugli studi naturalistici e archeologici sull’Egitto Antico fioriti fra Settecento e Novecento.
Il progetto scientifico della mostra, oltre al tradizionale approfondimento teorico, crea anche occasioni per esperienze pratiche e tattili, componenti importanti della conoscenza, grazie alla riproduzione scenografica dei vari ambienti e ai modelli di oggetti da esaminare. A ribadire la volontà di integrare e arricchire la comunicazione visiva con altre esperienze sensoriali, effetti sonori che riproducono suoni e voci dell’ambiente nilotico ci accompagnano durante la visita che dura circa 30 minuti.
Alla mostra si affiancano attività didattiche e laboratori, organizzati per i bambini nei mesi di luglio e agosto negli spazi dell’esposizione.
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