Luca
Pignatelli (Milano, 1962) presenta venti
opere inedite, la cui trama interpretativa pare essere l’effetto della memoria
sui simboli senza tempo della tradizione classica, la confusione della
contemporaneità che contamina i paradigmi della nostra origine e dei nostri principi.
Sulla
superficie che ha reso la scultura immagine si sovrappongono le tracce dell’inchiostro,
la linea spessa di un nastro, materiali comuni che si aggrappano ai contorni
perfetti dei corpi. Alle mutilazioni del tempo si aggiunge talvolta un’intrigante
e sensuale mancanza. L’effetto è di lavori in corso, di spazi appena liberati
dal frenetico andirivieni di un cantiere. E ancora, oltre l’immagine classica,
sfondi precari e instabili, una chiazza di colore improbabile, le strutture a
sostegno dell’opera che ne mettono a nudo la loro caducità.
una lettura fragile e dialettica, insicura ed emotiva dei sereni principi
immortali. Quasi un segnale di avvertimento anche per i moderni postulati
dell’essere, sempre in febbrile divenire.
Per
Pignatelli l’incursione nel passato, nel pre-esistente è un’esperienza
personalissima, la modalità – come lui stesso dichiara – che gli consente di
incrociarsi con un repertorio antico per fare da ponte verso luoghi altri.
La
cifra distintiva del percorso proposto da Pignatelli in questa circostanza è il
disvelamento del processo creativo, della sensorialità evocativa, ricercata in
modo quasi compulsivo nelle pieghe della memoria e soprattutto della sua
rappresentazione. Per la prima volta, infatti, vengono presentate opere di
piccolo formato, riproduzioni che provengono direttamente da un archivio di
notevoli proporzioni. Qui l’artista ha raccolto, in un ripetuto binomio di
assonanze, immagini e riproduzioni, da cui il titolo Analogie.
Il
meccanismo associativo si dipana attraverso sensazioni visive, in cui è il
senso della proporzione a determinare l’analogia, come in Galleria/Teatro alla Scala. Interno, oppure quello della
prospettiva, in Viareggio. Viale dei
Tigli/Ravenna Sant’Apollinare. Ed è la forma a creare un davvero
inimmaginabile legame fra aerei da guerra in azione di combattimento e la Nike
di Samotracia, esposta al Louvre.
Diventa
così protagonista l’archivio, inteso come strumento a difesa strenua della
memoria, come ossessione che tormenta il suo custode. Il richiamo, che con
grande passione sottolinea la curatrice Marina Fokidis nel suo asciutto
commento al catalogo, è al filosofo francese Jacques Derrida, al suo freudiano mal d’archivio, che svela in tutta la
sua forza l’impazienza assoluta della memoria.
E
così, attraverso una visione bipolare, Luca Pignatelli reinterpreta il palinsesto
del nostro sapere, dei principi eterni della nostra civiltà, li riassembla in
un diverso contesto situazionale da cui emergono la dinamicità e le agonie della
contemporaneità.
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visitata il 9 dicembre 2010
dal 27 novembre 2010 al 13 febbraio 2011
Luca Pignatelli – Analogie e Sculture
a cura di Marina Fokidis
Galleria Poggiali e Forconi
Via della Scala, 35a – 50123 Firenze
Orario: da martedì a sabato ore 10-13.30 e 15.30-19
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 055287748; fax +39 0552729406; info@poggialieforconi.it; www.poggialieforconi.it
[exibart]
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