Categorie: toscana

fino al 13.III.2004 | Nemmeno la memoria è un paese felice – Marinai / Martinez | Firenze, La Corte Arte Contemporanea

di - 4 Marzo 2004

Solo un punto di tangenza accomuna i due artisti: la fotografia. I loro percorsi si separano subito per seguire itinerari differenti, l’uno alla ricerca dalla “meraviglia”, l’altra all’incontro tra passato e presente per ridisegnare il filo conduttore del racconto.
Da una parte Aroldo Marinai si “appropria” di foto altrui, di provenienza sconosciuta, e vi interviene con mascherine geometriche e piccole campiture di colore. Ne scaturisce un’immagine in cui la scelta rigorosa della nominazione e il gusto dell’amalgama tra reale e onirico si esaltano sinergicamente. L’intervento pittorico è minimo, le mascherine ritraggono simboli archetipici e lo stile, come afferma l’autore stesso, è suprematista-pop. La rappresentazione viene esaltata e il risultato è pieno di contenuto. Complesso anche il significato, quasi un’apparizione di cui solo l’artista può rendere conto. Si svela così il senso di mistero di cui Marinai è alla perenne ricerca: quel segno cui un’intera generazione anela e che mai le sarà concesso (Marco, 8,12).
Siano esse madonne, fantasmi, ninfe o marziani, l’attesa di presagio aleggia nei luoghi di ispirazione, luoghi particolarmente evocativi e saturi di emozioni visive, olfattive, termiche. Tra boschi succulenti e aneliti che sembrano provenire direttamente dagli inferi, l’artista vaga cercando un indizio, una minima traccia, un segno premonitore di nuova apparizione. Nel frattempo incorpora sensazioni e impulsi creativi che si integrano con l’ambiente che lo circonda per portarlo in una continua ma sfuggevole comunicazione col trascendente.
Il tema portante di Florencia Martinez è invece la memoria. Il proseguimento di un racconto bloccato nell’istante della foto per dare continuità a un passato spesso dimenticato la cui evocazione è l’essenza della ricerca. L’arte e il documento trovano nelle sue opere una fusione sostanziale per dare forma e dignità a storie che finirebbero nella totale dimenticanza… (V. Dehò).
Molto elaborata la sintassi dell’opera, al limite della leziosità. Supporti di stoffa lavorata fanno da tele a immagini fotografiche in stampa a getto d’inchiostro. La figurazione viene estrapolata dal suo contesto spazio-temporale per essere ricomposta in un quadro in cui tocchi ad olio conferiscono freschezza e surrealismo. Sono proprio queste pennellate di colore ad esaltare le opere ed attualizzare la rappresentazione, come il blu sfumato delle scarpe delle dame o il giallo violento della ciotola ai piedi dell’atleta.
L’artista soffia sui personaggi alito di nuova identità per collocarli in un tempo personale, mediato e in un nuovo canovaccio.

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daniela cresti
mostra visitata il 25 febbraio 2004


fino al 13 marzo 2004
Galleria La Corte Arte Contemporanea
Via De’ Coverelli 27r
Firenze
Telfax. 055 284435
e-mail: rostem@tin.it
Orario: dal martedì al sabato ore 16/19 e per appuntamento
Ingresso libero
Cataloghi presenti in galleria


[exibart]

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