Non ci sono più armi nelle tele di Lidia Bachis (Roma, 1969; vive ad Artena) esposte alla galleria Next Art di Arezzo. Abbandonate le ragazze dal kalashnikov facile e tatuate con ideogrammi giapponesi, che avevano fatto parlare di un immaginario tarantiniano, ora la pittrice esplora, nelle sue tele (tutte del 2005 e del 2006) alcune di grandi dimensioni e altre non più grandi di un quaderno, un universo quotidiano, fatto di gesti usuali e luoghi vissuti giorno per giorno. La protagonista però è ancora la figura femminile, quasi sempre solitaria. Seduta sul letto di casa mentre fa una telefonata, davanti allo specchio in bagno, sdraiata sull’erba, in piedi davanti al letto, come per controllarsi allo specchio prima di uscire, in una stanza d’albergo o in posa davanti alla macchina fotografica, forse del solito fidanzato.
È una figura silenziosa che l’uso del colore -un colore acceso e squillante steso in campiture ora piatte ora sfumate come banchi di nebbia- riscatta dalla banalità. Rendendola a volte stridente ed enigmatica, a volte decisamente irreale. Come nel caso di Io Alice 02, in cui quello che dovrebbe essere il busto vestito di rosso di una ragazza, oltre al quale vediamo solo le gambe e i piedi, è in realtà una massa di colore cangiante, rarefatta, inconsistente, dal sapore vagamente orientale (dovuto anche agli ideogrammi posti a lato) che si contrappone al giallo dello sfondo.
È un uso del colore, questo, che fa venire in mente una certa pittura europea di fine Ottocento, non a caso fortemente ispirata da culture
Le ragazze di Bachis a volte sono in posa frontale e guardano fuori della tela, verso l’osservatore, con sguardi magnetici e consapevoli spesso messi in evidenza da un trucco intenso. Altre volte le linee della composizione sono più spezzate, le angolature più mosse (il che rende più evidente l’uso di fotografie come base di partenza) e allora i volti non sono visibili: del tutto fuori campo o tagliati a metà oppure nascosti dalla massa colorata e ondeggiante dei capelli. Come nel caso delle due tele in cui la Bachis affronta il tema della coppia: significativamente, non vediamo il viso di nessuno dei due amanti. Solo due corpi contrapposti cromaticamente, come due entità inconciliabili, che tentano un incontro impossibile.
donata panizza
mostra visitata il 17 gennaio 2007
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