Il tentativo, già sperimentato nel 2008 presso l’Aschenbach
and Hofland Galleries della capitale dei Paesi Bassi, e consistente
nell’instaurare una relazione tra due autori dalle modalità espressive
differenti, si rinnova per conseguire ulteriori possibilità discorsive.
L’arte di Thom Puckey prende a modello la statuaria
classica e ne rinnova alcune convenzioni. Gli ideali canonici di bellezza
femminile, scolpiti con perizia in marmo bianco o nero, divengono strumento di
détournement: giovani fanciulle dalla corporatura fragile stravolgono le
proprie pose così da poter brandire mitra, fucili e coltelli.
Sebbene l’autore dichiari che “le sculture non devono
provocare urto ma un senso di naturalezza”, colpisce soprattutto l’ambiguità fra
l’atteggiamento svagato delle adolescenti – quasi assenti a sé – e l’evidenza
della minaccia; una dicotomia reiterata sul piano formale dalla differenza tra
la morbidezza dei corpi e il rigore geometrico delle armi.
In tale complessiva incertezza – nemmeno sapremmo definire
le protagoniste baccanti sanguinarie piuttosto che vittime costrette a
difendersi – emerge un unico ma significativo elemento di persuasione, cioè lo
stato di contaminazione. Gli oggetti della guerra e della morte inoculano nei
modelli il siero della deperibilità, mentre la grazia eterna delle figure si
degrada alla condizione di nudità realistica.
Le opere di Jan van der Ploeg hanno per materia il colore,
due grandi wall painting dai toni accesi che si sviluppano rispettivamente
nella stanza e nel corridoio, distinguendosi per l’approssimazione a modalità
geometriche non uguali (l’una euclidea, l’altra topologica). Con preciso
riferimento al disegno di Sol LeWitt nell’atrio ma senza rilevanti novità, il lavoro verte
sulla riflessione spaziale.
Evidente è anche l’unione concordata tra i due artisti;
infatti, i motivi delle pitture murali, passando dalla bidimensionalità alla
realtà, si solidificano e divengono piedistalli per le statue stesse. Il
risultato, sebbene gradevole all’impatto visivo, non è convincente: una
relazione didascalica e sforzata, che involontariamente dirotta l’insieme nella
dimensione del kitsch.
Del resto, perché Puckey e van der Ploeg dovrebbero
trovare un’armonia comune? Forse il loro intento mira a dimostrare, a livello
generale, una convivenza stimolante tra scultura e pittura? Se così fosse,
allora un evento occasionale – che tra l’altro coinvolge nomi poco conosciuti
dal pubblico – rischierebbe di restare, pur nella sua singolarità, fine a se
stesso.
Altro discorso sarebbe se The Prato Project diventasse il primo di una serie
di confronti tra artisti, da ambientare con regolarità e coerenza al piano base
del museo pratese.
mostra visitata il 18 settembre
2010
dal 29 maggio 2010
al 30 gennaio 2011
Jan van der Ploeg & Thom Puckey – The Prato
Project
C.Arte – Centro per l’Arte
Contemporanea Luigi Pecci – Spazio Progetti
Viale della Repubblica, 277 – 59100
Prato
Orario: da mercoledì a lunedì ore 10-19
Ingresso libero
Catalogo Edizioni Centro per l’arte contemporanea
Luigi Pecci
Info: tel. +39 05745317; fax +39
0574531901; info@centroartepecci.prato.it;
www.centroartepecci.prato.it
[exibart]
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L'INARRESTABILE DECADENZA DEL MUSEO PECCI...
Preferisco assaporare una caramella che gustare questa mostra caramellosa.