Categorie: toscana

fino al 30.IV.2004 | Gilberto Zorio – tra gli acidi, i marrani, le stelle… | Firenze, Poggiali e Forconi

di - 18 Febbraio 2004

L’essenzialità di forme e linee rende inconfondibili le opere di Gilberto Zorio, esalta la purezza delle figurazioni ed accentua il mistero del simbolo. Sono le immagini di un dizionario iconografico elementare che tenta di definire l’essenzialità… (Danilo Eccher). Il ritorno ossessivo della stella, del crogiolo, dell’alambicco sviluppano quell’energia del ricordo, quella vaga quanto poetica associazione d’idee che percorre le vie del pensiero e dell’ignoto.
La puntualità e il rigore delle proporzioni negli equilibri e negli spazi sono conquista di perfetta armonia ed esaltano la leggerezza di opere e installazioni. Ma capire a fondo il percorso dell’artista vuol dire seguirlo nell’allestimento delle sue opere, perché l’installazione fa parte del processo creativo in cui Zorio esplora ed espone se stesso. Lavora al ritocco, alla colatura di materiali, come in Arco che sostiene la stella, o allo schizzo di fluorescina sulle pareti della galleria, come in Stella fosforescente.
In Blocchi di gesso cellulare il linguaggio subisce una frammentazione della figurazione per riemergere in una metaforica sua parte: la punta della stella. L’installazione introduce dentro il simbolo, nell’immaginario e trasporta l’attenzione sulla parete dove viene proiettato un pentagramma con le note dell’Internazionale. Molte le opere di grandi dimensioni; solo due sono particolarmente piccole e poetiche: Odio, rilievo reversibile su pergamena, e Confine, linea rossa su carta. Il confine è la linea immaginaria che si concretizza con la violenza. Scia purpurea di transito verso l’ignoto stilata con la coscienza di un “viandante”. Gilberto Zorio si interroga senza sosta e vive l’arte come un percorso che …non ha direzione…la consapevolezza risiede nel sapere dove non andrà, ma non dove finirà, perché è in-finita.
In Marrano che gira la pelle utilizzata nell’opera fa percepire la fatica di vivere e la disperazione della fine. Il metaforico corpo si sgonfia come svuotato, a stigmatizzare morte e perdita di energia vitale. Energia che torna come essenza in tutte le opere dell’artista, o sottoforma di trasformazioni chimiche effervescenti e colorate o come trasferimento nelle mutazione di stato. Energia che è forza centrifuga per staccarsi da terra come in VOLO, precedente mostra fiorentina del 2001, o forza interiore necessaria per …esistere e resistere, per trasformare la realtà e agire il mondo (G. Di Pietrantonio).

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daniela cresti
mostra visitata il 12 febbraio 2004


Poggiali e Forconi Arte Contemporanea
Via della Scala 35/A (zona Stazione S. M. Novella)
Firenze
Ingresso libero
Orario: 9.00- 19.30, domenica su appuntamento
Tel. 055 287748
Fax. 055 2729406
Catalogo presente dal 12. 03.2004
www.poggialieforconi.it
info@poggialieforconi.it


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