L’essenzialità di forme e linee rende inconfondibili le opere di Gilberto Zorio, esalta la purezza delle figurazioni ed accentua il mistero del simbolo. Sono le immagini di un dizionario iconografico elementare che tenta di definire l’essenzialità… (Danilo Eccher). Il ritorno ossessivo della stella, del crogiolo, dell’alambicco sviluppano quell’energia del ricordo, quella vaga quanto poetica associazione d’idee che percorre le vie del pensiero e dell’ignoto.
La puntualità e il rigore delle proporzioni negli equilibri e negli spazi sono conquista di perfetta armonia ed esaltano la leggerezza di opere e installazioni. Ma capire a fondo il
In Blocchi di gesso cellulare il linguaggio subisce una frammentazione della figurazione per riemergere in una metaforica sua parte: la punta della stella. L’installazione introduce dentro il simbolo, nell’immaginario e trasporta l’attenzione sulla parete dove viene proiettato un pentagramma con le note dell’Internazionale. Molte le opere di grandi dimensioni; solo due sono particolarmente piccole e poetiche: Odio, rilievo reversibile su pergamena, e Confine, linea rossa su carta. Il confine è la linea immaginaria che si concretizza con la violenza. Scia purpurea di transito verso
In Marrano che gira la pelle utilizzata nell’opera fa percepire la fatica di vivere e la disperazione della fine. Il metaforico corpo si sgonfia come svuotato, a stigmatizzare morte e perdita di energia vitale. Energia che torna come essenza in tutte le opere dell’artista, o sottoforma di trasformazioni chimiche effervescenti e colorate o come trasferimento nelle mutazione di stato. Energia che è forza centrifuga per staccarsi da terra come in VOLO, precedente mostra fiorentina del 2001, o forza interiore necessaria per …esistere e resistere, per trasformare la realtà e agire il mondo (G. Di Pietrantonio).
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mostra visitata il 12 febbraio 2004
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