C’è un flusso, un passaggio continuo di forme e di immagini che attraversa le pareti della galleria Biagiotti a Firenze. Tutto comincia tra gli archi sotto il soffitto, al cui interno trovano posto, adeguandosi alla loro linea, wall-painting neri raffiguranti scimmie, grossi topi e un pipistrello dalle sagome semplificate e invasive come incubi usciti dal sonno di un bambino. Le zampe delle scimmie e dei topi si trasformano in tronchi d’albero che si insinuano tra i disegni a china appesi alle pareti all’altezza dell’osservatore nella prima sala, mentre la coda del pipistrello si prolunga come un fregio intorno alle incisioni, esposte nello spazio successivo.
È proprio nei disegni e nelle incisioni che si dispiega l’immaginario prevalentemente animale di Ericailcane (nato a Belluno, vive a Bologna). Dietro a questo nome si nasconde un giovane writer attivo a Bologna, ma presente anche, a partire dal 2002, in una serie di mostre personali e collettive (tra queste ultime New Liberalistic Pleasure sempre alla galleria Biagiotti).
Gli animali di Ericailcane sembrano prelevati da un libro di illustrazioni per bambini e successivamente straniati, distorti, resi surreali e inquietanti. Sembrano i protagonisti di apologhi la cui morale si è persa, se c’è mai stata, in una continua metamorfosi che trasforma gli elementi della scena rendendoli indecifrabili, incomprensibili. Sono come passati attraverso uno specchio deformante che li fa diventare di volta in volta uomini, macchine, giocattoli, scheletri, oggetti inanimati.
Ci sono due topi in una trappola, una trappola che però è comoda come un letto con tanto di cuscini. C’è uno scoiattolo che apre la porta di un albero dentro cui si scopre un frigorifero. C’è un orso di pezza che tiene tra le braccia un orso più piccolo, vero, come se fosse un giocattolo. C’è un coniglietto che, levandosi il cappello, mostra il luna park dentro la sua testa.
Le identità sono instabili, i significati mutevoli, come avviene anche nei video digitali, visibili nella saletta al secondo piano, in cui il movimento aumenta il senso di continua trasformazione.
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