Tutto il Rinascimento si è abbondantemente nutrito della mitologia classica, seppur depurata dalla prospettiva prettamente moralistico-religiosa che aveva caratterizzato i secoli antecedenti l’Umanesimo. Temi e personaggi sono stati spesso utilizzati con finalità politico-celebrative, ma abbondano, prima della Controriforma, anche gli intenti edonistici e ludico-amorosi. Ed è proprio questa linea di confine nell’opera di Veronese ad essere indagata nella mostra organizzata dal Comune di Venezia in collaborazione con il Musée du Luxembourg e che prevede una nutrita serie di iniziative, come ad esempio i concerti di musica Rinascimentale nella sale della mostra.
Non ci è noto il vero cognome del Veronese (1525-1588). Paolo firmerà un contratto per l’esecuzione della pala di Montagnana con il cognome Caliari. Ma nell’ambiente lagunare tutti lo identificano come Veronese (era nato Verona) tanto che così egli si firma, come ad esempio nel maturo Ritratto dell’orafo Jacob Kinig in mostra, realizzato negli anni ’80.
La prima sezione è dedicata ai suoi lavori giovanili realizzati tra Verona, Mantova e l’Emilia. Tra questi il ritratto di Francesco Franceschini, in calzoni rossi e pelliccia e con l’immancabile cagnolino bianco a macchie marroni, e di Iseppo da Porto con il figlio Adriano, realizzati tra 1551 e il 1552. Sempre per i Da Porto realizza a Vicenza l’Allegoria della Pace e del Buon Governo e Le arti Liberali che dovevano probabilmente costituire la decorazione del soffitto del palazzo della famiglia.
Alla metà degli anni ’50 Veronese è stabilmente a Venezia. Sono anni di grandi opere per la Repubblica ma anche di intenso lavoro per committenza religiosa e privata. A fianco San Menna Cavaliere destinata alla chiesa di S. Geminiano realizzata dal Sansovino in Piazza S. Marco (abbattuta durante l’Ottocento) fiorisce la produzione ritrattistica. In questa sezione il Ritratto di gentiluomo con pelliccia di lince, l’Autoritratto del 1560 su sfondo scuro, prestato dall’Ermitage, e lo splendido Ritratto di gentildonna bionda, che secondo recenti supposizioni potrebbe essere la
Gli anni ’70 e ’80 saranno molto intensi (subirà anche un processo per una Ultima cena ritenuta blasfema): a fianco a opere celebrative come Venezia con Ercole e Nettuno realizza numerose tele di tema mitologico e biblico. Dal Ratto di Europa, di grandi dimensioni e di gusto quasi manierista, alla Giuditta e Oloferne, fino a Marte che spoglia Venere con amorino e cane, fedele compagno di una vita passata a dipingere.
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daniele capra
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