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fino al 30.V.2005 | La partigiana veneta. Arte per la Resistenza | Venezia, Galleria Ca’ Pesaro

di - 10 Maggio 2005

Alla faccia d’ogni riconciliazione da Venticinque Aprile. Alla faccia di chi non vede differenza tra partigiani e repubblichini, tra foibe e Fosse Ardeatine. Alla faccia di intellettuali chiusi nella torre d’avorio e artisti topi di bottega onanisti dell’intimità. C’è stato un momento della nostra storia in cui l’impegno civile ha alimentato prepotentemente l’arte, senza per questo cedere alle mortifere retoriche celebrative o alla dottrina di partito. Per raccontare un brandello di verità con la partecipazione di chi le ferite le ha cucite sul proprio corpo.
Nel 1954 l’Istituto per la Storia della Resistenza delle Tre Venezie decide di realizzare un monumento per ricordare il ruolo della donna all’interno della lotta partigiana. Una commissione costituita tra gli altri da Bruno Zevi e Giulio Carlo Argan attribuisce l’incarico a Leoncillo (Leoncillo Leonardi, 1915-1968), allora militante nel “Fronte nuovo delle arti”, che aveva partecipato in prima persona alla lotta di Resistenza. L’artista spoletino realizza un’opera lontana dalla monumentalistica tradizionale, sia nei contenuti che nei materiali. La sua Partigiana veneta è infatti una maiolica policroma che raffigura una donna che si fa strada tra il terreno impervio con un fucile in spalla. Un’accentuata stilizzazione volumetrica neo cubista accentua il piglio antiretorico, rinforzato dallo spiccato ricorso a colori accesi.

Il fazzoletto rosso al collo però viene considerato eccessivamente schierato e si richiede all’artista di realizzare una versione più neutrale. Nel ‘57 viene inaugurata a Venezia la nuova versione della Partigiana con il fazzoletto scuro, montata su un supporto realizzato da Carlo Scarpa. Ma l’opera durerà solo quattro anni.
Nella notte del 27 luglio del 1961 un fragore rimbomba per le calli della città lagunare. È una bomba, e a saltare per aria è l’opera di Leoncillo. La matrice è chiaramente fascista. L’amministrazione comunale decide allora di indire un secondo concorso e acquisire la prima versione dell’opera. Opera scomoda che rimarrà nei depositi di Ca’ Pesaro per decenni, volutamente nascosta: dai dirigenti del museo per motivi politici (come ci ha raccontato la curatrice) e dall’artista, che morirà prematuramente nel ’68, per motivi di orgoglio professionale.
Il livello delle opere del secondo concorso, di cui sono in mostra gli otto bozzetti, sono di levatura notevolmente inferiore, a causa anche del coinvolgimento di artisti prettamente locali.

Tra quelli in mostra sono interessanti i lavori di Giuseppe Romanelli (1916-1982), che raffigura sette donne unite con le braccia alzate in segno di vittoria, e Giovanni Paganin (1913-1997), che realizza uno stelo da cui fuoriescono delle teste antropomorfe alla cui cima è collocata la partigiana. Ma sarà la non eccelsa opera prettamente figurativa di Augusto Murer (1922-1985), che rappresenta una donna torturata e legata, a vincere il concorso. Rispetto al primo concorso l’accento è spostato sul dramma individuale e sono assenti i toni eroici degli anni del dopoguerra.
A corredo della mostra, realizzata con le opere presenti nel solo museo e che meriterebbe un ulteriore approfondimento tematico, alcune litografie della serie Got mit uns di Guttuso (1912-1987), degli interessanti disegni e la tela di grandi dimensioni Un fantasma percorre l’Europa di Armando Pizzinato (1910-2004), nonché la toccante e cruda Non siamo gli ultimi di Zoran Music (1909).

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daniele capra
mostra visitata il 29 aprile 2005


La partigiana veneta. Arte per la Resistenza
a cura di Flavia Scotton
Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076
da martedì a domenica 10-19; biglietteria 10-17
ingresso (comprensivo della visita al museo) €5.50; ridotto €3.00
possibilità di visite guidate
per informazioni tel.041 5240695, fax 041 5241075
mkt.musei@comune.venezia.it
www.museiciviciveneziani.it


[exibart]


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  • il Got mit uns di Guttuso (e anche non di Guttuso) temo sia Gott mit uns, cioè Gott con due T per non assomigliare troppo all'"Ombra" veneziana (Il taglio, il tajut in friulano, il got di vin per intenderci)che, anche se suona bene nella situazione lagunare, non mi sembra poi così in linea con la resistenza.
    Achtung!

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