Venezia è una città la cui immagine è sfruttatissima. Pensiamo alla città lagunare e ci vengono in mente San Marco, i piccioni, i turisti, la gondola. Ed è proprio per questo, per l’invadenza di questo suo aspetto così visto e citato, che la sua anima nascosta diviene ancora più affascinante e misteriosa, forse perché finora aperta solo a pochi. L’ambizioso progetto Private Gallery, curato da Amerigo Nutolo, Pamela Rech e Claudia di Lecce per il Comune di Venezia, apre le porte di questi luoghi nascosti, e guida i visitatori alla scoperta di una città nuova.
La città che Private Gallery ci svela è quella normalmente chiusa al pubblico: quella delle case di chi vive -e crea- a Venezia. L’itinerario conferma una volta per tutte la natura internazionale della città; molti degli artisti che la abitano sono infatti stranieri che scelgono Venezia come luogo ideale del silenzio e della creazione, come centro di scambio e d’incontro, come piazza e casa ancora viva e abitata. Il percorso è spesso di una Venezia minore, di quei luoghi dove ancora le case hanno dei prezzi più o meno accessibili, una città per la maggior parte fuori dagli itinerari turistici. Il progetto dunque riesce a cogliere due aspetti contemporaneamente: mettere in risalto la città inesplorata e presentarne la parte più nascosta. Venezia rivive e assume una nuova immagine attraverso questi luoghi.
Gli artisti hanno reagito ovviamente in modo totalmente diverso alla proposta che pone il progetto. C’è chi, come Milo Adami, preferisce uscire. Lasciare spazio alle sue performance, interpretate da altri. Regalandoci ogni volta una sorpresa diversa, l’inaspettato dunque è qui ancora più carico, ciò che si vedrà varcata la soglia non è mai predetto.
Entrare in una casa di qualcuno che non si conosce è già di per sé un’esperienza forte, se poi è di un artista che ha lavorato per presentarla, ogni particolare diventa un elemento della sua opera, del suo racconto carico di significati. Come la casa di Claudio Marcon, un tuffo nel ricordo, nel ritratto di famiglia, l’incontro con il perturbante in una casa piena di oggetti dove tutto sembra avere una storia, mai accatastato lì per caso.
Altri, come Ana Valter, i cui lavori sono tra i più interessanti, presentano e spiegano in prima persona il loro lavoro e i progetti che hanno realizzato. La classificazione dei tubi di plastica dei cablaggi come una nuova specie di piante venete, nominate in latino e divise per tipo a seconda del colore, è un suo singificativo intervento sullo spazio urbano della città. Hedera Veneta si presenta così come un nuovo percorso da seguire tra le calli e i campielli, un particolare in più da notare a Venezia che diventa almeno per questa volta galleria vitale, anziché Città Museo.
mara sartore
mostre visitate il 12 maggio 2006
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