Nell’era della disponibilità indiscriminata di informazioni, della registrazione di suoni anche impercettibili all’orecchio umano, dell’archiviazione massiccia di dati, la ricerca portata avanti da Robin Rimbaud, in arte Scanner, segna una tappa di navigazione importante nel mare delle performance di arte elettronica.
Scanner – ovvero l’analizzatore – immagazzina nel suo computer i 52 fotogrammi finali del film di Michelangelo Antonioni, L’Eclissi, girato in una Roma fantastica e irreale. E rilanciandoli al rallentatore, quasi in un fermo immagine, ottiene un effetto audiovisivo al quanto singolare. I fotogrammi in bianco nero vengono inondati di suoni amplificati e rimasterizzati dai suoi apparecchi, su cui lavora durante la performance come un dj. L’osservatore è come un
Sarà che Scanner assomiglia fisicamente a Moby; sara’ che questo tipo di ricerca, che isola i rumori rilevati in un ambiente per rielaborarli in altre forme artistiche, ha un padre illustre in Brian Eno e un precedente in Wim Wenders (Lisbon Story), fatto sta che questa performance conferma il prolifico sincretismo dei media, ultima frontiera dell’arte elettronica degli ultimi anni. Gli architetti usano già l’audio ambientale per accompagnare i loro progetti (il caso del gruppo di artisti di Multiplicity). Siamo nell’era dell’assenza di confini tra le arti, è il momento magico delle contaminazioni a tutto campo, grazie alle quali 52 fotogrammi di storia del cinema possono rivivere e diventare tridimensionali, sotto una nuova luce, o, meglio, sotto una nuova sonorità…
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