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ABSTRACTAmente A ROMA

di - 22 Settembre 2011
È affascinante vedere come un linguaggio possa essere declinato in modi diversi per esprimere altrettanti concetti, altrettante weltanschauung. Un’esperienza del genere è stata possibile a Roma, dove tra il 14 e il 16 settembre si è svolto il festival del cinema astratto: Abstracta. Come molte atre esperienze intimamente legate alla contemporaneità, anche Abstracta, trova le sue radici nel passato. Si ricollega, infatti, direttamente all’ultima mostra del cinema astratto che, Jeane Raine organizzò a Liegi, in Belgio, nel 1951. Verosimilmente Raine fu mosso dall’esigenza di confrontare le modalità attraverso cui i più grandi maestri di quel periodo, vi presero parte, infatti, artisti come Duchamp, Leger, Richter e altri, adoperavano un mezzo espressivo ancora giovane. La stessa esigenza di confronto e di ricerca ritorna oggi, quando ormai il linguaggio cinematografico è talmente entrato a far parte della nostra realtà, da poter essere utilizzato come uno strumento per indagarne gli aspetti più profondi e meno evidenti. Abstracta, giunto alla sesta edizione, nasce dunque nel 2006, da un’idea di Massimo Pistone che ha voluto mettere in discussione la definizione di cinema astratto come cinema assoluto, data da Rudolf Kurtz nel 1926, per dimostrare, in linea la spiegazione data da Jeane Raine, che la cinematografia astratta è semplicemente quella “che non racconta storie”. Secondo Massimo Pistone, infatti, “l’astrattismo oggi non è ne deve essere un’avanguardia elitaria, ma un’esperienza a cui partecipano – spesso inconsapevolmente – miliardi di persone; non un linguaggio per iniziati ma aperto ad un pubblico sempre più vasto, divenendo una realtà industriale e produttiva importante, espandendo la sua presenza quasi ovunque, parlando, diretto e sottile, con l’animo di tutti. Il cinema astratto si è fatto talmente spudorato, da farla da padrone nei video musicali, nella pubblicità, negli screen savers, nei video giochi, ma da fare capolino persino nei film di finzione, nei tagli, nei salti, nei ritmi, nei colori, nelle luci.”

Proprio il riscatto del cinema astratto come forma d’arte autonoma, rappresenta uno degli obiettivi che l’ideatore del festival si è posto di raggiungere attraverso questa manifestazione. Come la mostra del 1951, anche oggi Abstracta mantiene un’impronta profondamente cosmopolita, non solo per la partecipazione di artisti in massima parte stranieri, chiamati ad essere valutati da una giuria internazionale, ma anche per il fatto che dopo Roma il festival è stato portato, nelle precedenti edizioni, a New York, Bangkok, Il Cairo, Vienna, Marsiglia e Chieri.
 Nel 2011, dunque, la sesta edizione che, più delle altre, si caratterizza per lo spazio dato ai giovani e a coloro che partecipano per la prima volta, ma l’apertura è avvenuta anche in ambito curatoriale, dal momento che Massimo Pistone ha passato la direzione artistica del festival alla giovane Valentina Dominici, che, con agilità, si è mossa nell’ambito dell’articolato programma. La prima serata, interamente dedicata alle opere in concorso, definite dalla stessa curatrice “film astratti più che corti”, è stata sicuramente la più impegnativa per il pubblico, cui sono stati proposti ventidue lavori molto eterogenei tra loro che, attraverso un linguaggio fatto di luci, immagini e musica, hanno affrontato i temi più diversi. A partire dalla critica sociale di Lino Strangis, per arrivare all’indagine sulla realtà femminile di Olivia Ciummo, passando per la riflessione sulla linea e la ricerca sull’identità di Alessio Ancillai, uno dei pochi italiani in concorso.

La serata del 15 settembre, invece, è stata dedicata ad una rassegna sul cinema d’animazione italiano in cui sono state presentate nove opere. Il terzo appuntamento, infine,  è stato riservato alla presentazione di otto film fuori concorso e alla proclamazione dei vincitori. Le tre menzioni d’onore sono andate rispettivamente a Neil Ira Needleman, per Slow fall , un video estremamente poetico, l’unico completamente privo di suono della rassegna, che si caratterizza per il lento scorrere, sullo schermo, di sfumature di colore, che coinvolgono lo spettatore in un fluire di pensieri ed emozioni; a Marcin Wojciechowsk, che con il suo Interferences, sembra proporre una riflessione sul cinema divisa in tre momenti, dei quali il terzo è sicuramente il più suggestivo per l’affascinante conclusione che vede l’uomo in un certo senso identificato con il suo prodotto creativo; e a Max Hattler per Aanaat, una preziosa danza di oggetti, dinamica e trasformativa, che al ritmo di una musica suggestiva, sembra svolgersi in un universo parallelo. Vivian Vagh, infine, è stata nominata vincitrice con Coming Out, un film che costituisce, nell’elegante bianco e nero della pellicola, nel linguaggio criptico delle immagini, un omaggio agli artisti surrealisti, sicuramente pionieri e maestri della cinematografia astratta.
a cura di ludovica palmieri
dal 14 al 16 settembre 2011
Abstracta, Internetional Abstract Cinema Exibition
Casa Del Cinema
Largo Marcello Mastroianni  (Villa Borghese), Roma
[exibart]

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