Categorie: altrecittà

fino al 4.IV.2012 | Jürgen Mayer H. | Berlino, Berlinische Galerie

di - 18 Novembre 2011
Realtà e virtualità si incontrano in un’installazione da attraversare e da cui lasciarsi attraversare, per riflettere sui meccanismi della comunicazione e sul funzionamento del corpo nello spazio naturale e tecnologico. Il bianco immacolato del lungo parallelepipedo prende forma attraverso un flusso elettronico di inchiostro, un nero dispiegarsi di linee che sembrano orientarsi a vicenda come magneti nello spazio, tracciando il percorso di un piatto labirinto. Un enorme tappeto ricopre tutta la superficie, dal pavimento alle pareti, annullando ogni rumore e trasmettendo una sensazione di irrealtà. Il risultato è a metà tra una struttura cellulare e un linguaggio digitale, cosicché sembra di camminare all’interno di un computer tanto quanto in quello del cervello umano. La sua disposizione è del tutto imprevedibile: non si può fare altro che giocare su questa virtuale scacchiera, lasciandosi attraversare dal disorientamento e da un senso ambiguo di inclusione ed esclusione. Al di là di un semplice muro dove si conclude il percorso, si ha la possibilità di conoscere la vera natura dell’installazione: l’intreccio di linee non è che l’ingrandimento di uno specifico pattern, quello delle grafiche che rivestono l’interno di buste il cui contenuto deve essere protetto, come ad esempio raccomandate contenenti codici o informazioni personali. Per questa loro natura l’artista li ha rinominati data security patterns, collezionando per anni grafiche di questo tipo provenienti da tutto il mondo: “Per me sono come un linguaggio primordiale, qualcosa che non prova a trasmettere alcun significato ma si limita a celarlo, diventando un pre- testo per riflettere sulla trasmissione dell’informazione“.

Tali pattern sono già stati esposti da Mayer in precedenti esibizioni, ma questa è la prima volta in cui ne viene realizzato un ingrandimento tale da poter essere fisicamente attraversato. In questo modo si instaura quel Rapporto, auspicato nel titolo dell’esibizione, tra lo spazio alterato dall’artista e chi si trova a sperimentarlo. Così si attua il confronto con un intricato labirinto di punti interrogativi che interpellano il visitatore su temi quali l’incertezza della percezione, l’importanza del significante, l’alterazione del significato, e in ultima la complessità dei meccanismi della comunicazione. Il termine Rapporto infatti, viene inteso sia nel suo significato tecnico, dove sta a indicare la ripetizione all’infinito di un pattern di base, sia nell’accezione conferitagli dagli psicologi, con lo stesso significato di comunicazione. “L’Architettura è comunicazione» afferma Mayer, e continua: «La domanda che mi pongo è sempre la stessa: come comunica il nostro corpo nello spazio? A volte trovo risposte nell’architettura, a volte nell’arte, a volte nel design. Ritengo queste categorie limitative e cerco di oltrepassarle”. Una vocazione interdisciplinare che trova immediato riscontro quando si guarda alle sue architetture: anch’esse sono fluide, devianti, dalle geometrie ingannevoli. Ne è un esempio il grande Metropol Parasol, inaugurato la scorsa primavera a Siviglia, un’enorme struttura che ha rivoluzionato il centro della città medievale, atterrando in essa come dal futuro, nella veste di un’armonica nuvola di legno.

E proprio il futuro gioca un ruolo essenziale nel processo creativo dell’artista: “La nostra epoca ci permette di poter guardare in avanti e di progettare le attuali forme, tecnologie e concetti pensando a quello che verrà. L’idea di un futuro positivo è centrale nel mio lavoro”. Per accedere a tale futuro bisogna mettere in discussione il rapporto dell’uomo con l’ambiente che lo circonda, da riconsiderare in tutte le sue componenti: “Le mie strutture sono al contempo organiche e matematiche perché il loro obiettivo è quello di ripensare il ruolo e il funzionamento del corpo sia in relazione alla natura che alla tecnologia. Alla luce di queste parole lo spazio sperimentale esposto alla Berlinische Galerie non ci appare più come un’opera ma come un’operazione, finalizzata a un critico risveglio della percezione: un paese delle meraviglie ridotto a pura geometria in cui riflettersi e riflettere, per arrivare coscientemente presenti al di là dello specchio.
francesca assennato
mostra visitata il 3 novembre 2011
Dal 16 settembre 2011 al 4 aprile 2012
Jürgen Mayer H. Rapport. Experimentelle Raumstrukturen
A cura di Ursula Müller
Berlinische Galerie
Alte Jakobstrasse, 124-128   – 10969 Berlino
Orario: dal mercoledì al lunedì dalle 10 alle 18 (chiuso il martedì)
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 5 euro
Catalogo Edizioni Berlinische Galerie
a cura di Ursula Müller, Thomas Koehler, Georg Vrachliotis
Info: Tel +49 (0)30 789 02600 , Fax +49 (0)30-789 02-700
bg@berlinischegalerie.de www.berlinischegalerie.de
[exibart]

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