Josef Hoffmann (1870-1956) torna a Roma, nei bianchi spazi della galleria Pino Casagrande, all’ultimo piano di quell’originale esempio di archeologia industriale che è l’ex pastificio Cerere a San Lorenzo. Fino all’8 novembre sono esposti disegni, oggetti, mobili originali o riprodotti, nell’ambito del progetto Recreation Josef Hoffmann, dall’azienda austriaca Wittmann, titolare
È un ritorno, dunque, quello di Hoffmann a Roma e in Italia. Fu infatti durante il viaggio del 1896, che il giovane architetto scoprì, nelle case rurali osservate nella campagna romana o nell’isola di Capri, quei volumi semplici che sono caratteristici della sua architettura , smaterializzati però in diafane superfici dalla linea scura che marca ogni spigolo, come si può osservare nel suo più celebrato capolavoro, il Palais Stoclet a Bruxelles, dove la linea del cordolo bronzeo che perimetra le pareti esterne, prosegue all’interno negli arabeschi di Klimt , che ornano la sala da pranzo. Il nome di Klimt è legato anche ad un altro ritorno a Roma di Hoffmann, che nel 1911 è chiamato a progettare il Padiglione austriaco all’esposizione universale nell’area di Valle Giulia, in cui era esposto Le tre età della donna, ora alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Alla medesima ricerca del pittore viennese vanno fatti risalire i progetti di vasi e decorazioni che vediamo esposti in mostra.
Identici caratteri presentano i disegni in mostra, essenziali e funzionali alla realizzazione degli oggetti da parte degli artigiani della Wiener Werkstatte , da lui fondata. Semplici fogli a quadretti su cui è rappresentato anche uno degli ultimi progetti del maestro, per il municipio di Addis Abeba, del 1954, in cui sono evidenti la chiarezza compositiva e la sobria interpretazione del classicismo, tipica della produzione della maturità.
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