Categorie: Architettura

Next stop ”Next” | Diario della Biennale #1 | di susanna tradati

di - 4 Settembre 2002

Meno dieci, che emozione!! Mancano pochi giorni all’inizio, quest’anno non perderò nemmeno un secondo dei preparativi per l’allestimento della Biennale: dalla mia piccola finestra sulle acque della Laguna vedo già vibrare il riflesso del sogno che si sta per avverare…
Appena tornata dalle vacanze estive mi sono catapultata qui per assaporare l’incredibile fascino del dietro le quinte di questo evento unico che ogni volta mi seduce per la ricchezza e la diversità delle sue vesti e dei suoi contenuti… Spero di condividerlo con voi!
Questa mattina, appena svegliata, mi sono addentrata nell’immenso e ancora silenzioso cantiere dei Giardini; in questo luogo presto si rincorreranno pensieri, immagini e storie di Paesi lontani, e qui, tra poco, prenderà forma l’Idea (globale?) dell’Architettura del futuro-Next, che, nel percorso che si snoda tra i padiglioni sparpagliati nel suggestivo parco alberato adiacente all’Arsenale, mostra timidamente i suoi primi segni, suoni e colori.
L’ultima volta che ho camminato per i Giardini, a Giugno di quest’anno, ricordo un grande albero sradicato dal vento per una tempesta avvenuta il giorno prima, disteso in diagonale , quasi ad indicare una forza e una direzione. Dopo due mesi lo stesso spazio è animato di tante forze nuove, orientate in molteplici direzioni, e da questa mattina all’ora di pranzo lo scenario è già cambiato: l’avvicinarsi dell’inaugurazione, per l’8 di Settembre, impone infatti ritmi frenetici e neanche la mia immaginazione riesce a costruire con tanta rapidità l’identità di questo grande e complesso spazio articolato in Outside e Inside che fluiscono ancora liberamente l’uno nell’altro. E poi chissà.
Tra le prime cose che mi colpiscono vi è la grande facciata del Padiglione Israeliano:un’immensa mappa geografico-politica disegnata su una struttura metallica simile al rivestimento di facciata di un edificio.
Uno dei responsabili dell’allestimento mi spiega che questa architettura del territorio,- rappresentata con macchie di vernice che ad un occhio esterno appaiono più simili a una divisa mimetica che a un paesaggio- rappresenta il presente drammatico del suo Paese, per il quale è per ora impossibile immaginare un futuro, mentre al massimo si possono cogliere segnali rarefatti espressi attraverso suoni ed immagini difficili da catturare, difficili come è difficile da vivere il loro presente. A fianco, ancora tace il padiglione espositivo degli Stati Uniti.
Proseguendo nel breve ma intenso viaggio tra le strutture della Biennale mi affaccio all’interno di altri padiglioni e mi colpisce la quantità di superfici nere comuni a molti allestimenti.”Black, black, black ” è la parola preferita dei progettisti e degli allestitori di Yugoslavia, Russia, Egitto, che gentilmente mi spiegano il significato e la forma dei rispettivi ambienti espositivi. Ma, aggiungono, c’è ancora molto lavoro da fare, e chissà che già domani, e sempre di più con l’avvicinarsi dell’apertura della Biennale, le immagini e le testimonianze dell’Architettura odierna e futura lascino affiorare dall’amara e cupa consapevolezza del presente l’energia e la forza di quanto potrà essere “Next”; proprio come nel padiglione Egiziano dove lo scuro e dinamico percorso espositivo si conclude con un’immagine –rappresentante la loro idea del futuro dell’Architettura- che, proiettata su una tenda, il visitatore potrà attraversare, passando così dall’interno all’esterno dello spazio costruito, come a dire: Ricerchiamo e riconosciamo dentro di noi la nostra identità, e da qui impariamo a guardare il mondo e a confrontarci con esso; perché il mondo oggi è davvero vicino; in una parola, Next.

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susanna tradati

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