Otto e mezza di mattina, al caffè Paradiso. Attorno ai tavolini di plastica della caffetteria che si trova proprio all’ingresso dei Giardini di Castello, si vedono già, un po’ assonnati, alcuni dei personaggi che in questi giorni popolano il variegato cantiere della Biennale, sezione padiglioni nazionali.
Succede così che mentre mi incammino verso il bancone per un cornetto e un cappuccino sento pronunce inglesi, francesi russe e via dicendo mescolarsi e sovrapporsi in suoni che come sottofondo hanno l’eco brusco-metallico delle macchine che più avanti scandiscono l’incalzante ritmo del cantiere già sveglio.
Cerco anche io di risvegliarmi tendendo un orecchio ai sussurri di commissari, direttori tecnici, e operai che in questi giorni riesci a distinguere con difficoltà, tutti intenti a fare tutto senza avere più una reale nozione del tempo e di quel che rimane da fare…Visto che tanto, tantissimo andrà ancora fatto negli ultimi preziosissimi giorni, ore minuti!
Quest’anno il grande marchingegno della Biennale, si dice, supererà sé stesso, grazie alla perfezione organizzativa del suo responsabile Dejan Sudijc , ma anche per la complessità e varietà dei contenuti proposti; beh, a guardare i volti delle persone a fianco a me si capisce che c’è un grande impegno per non disattendere le aspettative! Solo il cuscino può attendere. Un
Forse da Domenica tutto comincerà ad avere una forma più definita, per il momento molti padiglioni ancora stanno sospesi nel ”benvenuti nel luogo in cui tutto è ancora possibile e speriamo che io me la cavo ”.
Nel padiglione greco ho visto alzarsi pareti bianche inclinate per proiezioni che porteranno lo spettatore ad Atene e lo immergeranno nelle sue mille contraddizioni, stimolando il sesto senso del disorientamento. Niente immagini, né proiezioni, né architettura ma ancora disorientamento, sorpresa e limpida perfezione nella definizione dello spazio espositivo svizzero. Se ieri, in altri spazi tutto era “black”, qui percepisci a stento i confini della scatola espositiva, dilatati dal bagliore della luce che rimpalla dal soffitto al pavimento.
Ma ancora mi restano da visitare la parte dell’Arsenale, con gli edifici delle Corderie a cui quest’anno si sono aggiunti quelli delle Artiglierie, delle Gaggiandre e dell’Isolotto, per un immenso spazio complessivo di 17000 mq che permetterà allo spettatore di passeggiare –immerso nell’atmosfera unica di questi luoghi- attraverso l’Architettura dei prossimi anni.
Vi do quindi appuntamento alla prossima tappa del mio viaggio nei dietro le quinte della Biennale!
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