110 nazioni partecipanti, 650.000 mq di esposizione, 5 ingressi, 5 aree espositive, 101 padiglioni di cui 95 nazionali e 6 padiglioni a tema, 21 teatri e un auditorium, 77 bar, 105 ristoranti, 53 uffici informazioni, 11 uffici per oggetti smarriti e 11 per persone smarrite, 12 sportelli bancari, 120 km di cavi elettrici, 36 km di cavi telefonici, 32.616 alberi, 50.000 mq di ombra, 117 fontane, 150.000 mc di acqua potabile e 100.000 mc di acqua del Guadalquivir al giorno. Per facilitare gli spostamenti furono costruiti due ponti, 15 aree di parcheggio, 9 linee di autobus, un treno sopraelevato su monorotaia, un servizio navetta con circuito periferico di 5 km, una teleferica, 6 catamarani e piccole auto elettriche da noleggio.
Questa, in cifre, è stata l’Esposizione Internazionale di Siviglia, che dal 20 aprile al 12 ottobre del 1992 commemorò il cinquecentenario dell’impresa di Colombo. L’area, allora libera, sulla grande isola della Cartuja, dove lo stesso Colombo abitò, fronteggia il nucleo storico della città. Anche in questo caso era stata utilizzata la formula che fa delle strutture espositive, destinate ad una fruizione limitatissima nel tempo, i futuri centri di attività permanenti, chiamati a rilanciare l’economia del luogo: pertanto i padiglioni dovevano da un lato adeguarsi al tema dell’Esposizione, dall’altro guardare oltre ad essa, prefigurandosi una funzione e una durata nel tempo.
Cosa ne è stato di questo grande sogno? A 10 anni di distanza è possibile fare un primo bilancio.
Alcune aree della sede dell’Expò sono state ristrutturate in vari parchi a tema. Il Parco dell’Isla Magica, aperto nel 1997, riproduce i viaggi e le imprese degli esploratori che lasciarono Siviglia nel XVI secolo alla scoperta del nuovo mondo: comprende il Pabellòn de Espana e il Pabellòn de Andalicìa.
Quanto detto potrebbe far credere in un riuscito riutilizzo delle aree: in realtà si può parlare di utilizzo, parte commerciale e parte culturale, di singoli edifici e di limitate zone dell’Expò. La maggior parte degli spazi aperti, troppo vasti, e molti dei padiglioni non sono utilizzati, anzi sono decisamente in abbandono; non è percepibile alcuna dimensione urbana, nessun “passante” per strada, nessuna piazza pubblica, negozio o attività ricreativa; le linee di collegamento sono ridotte al minimo. Invece di ristrutturare complessivamente l’intera area e intensificare i collegamenti interni, periferici e con il resto della città, l’Expò è stato smembrato e il suo riutilizzo, per ragioni politiche ed economiche, avanza per singole e puntuali iniziative, che fanno temere per l’organicità del risultato finale.
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emma cavallucci
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