Wolfgang Tillmans, (Remscheid, 1968) torna alla Tate Gallery, nelle stesse sale in cui nel 2000 fu il primo artista non di nazionalità inglese a vincere il Turner Prize, con una retrospettiva che documenta più di dieci anni di lavoro: dai primi scatti per le riviste di tendenza che lo hanno reso famoso agli ultimi lavori più “astratti”.
Le fotografie, secondo un criterio espositivo scelto dall’arti
Nella prima sala Tillmans ripropone parte della sua prima personale del 1993. Si tratta sostanzialmente di un “viaggio” nelle culture giovanili dei primi anni ’90: l’artista ha inseguito e fotografato i suoi simili mentre celebravano i propri riti e la propria diversità. Tutti gli eventi- i viaggi Interrail attraverso l’Europa, la Love Parade a Berllino, il Gay Pride a Londra, i Rave Parties – vengono rappresentati e guardati con l’occhio “empatico” di chi ne è altrettanto coinvolto. Le pose, spesso provocatorie, in cui sono ritratti questi giovani sono in apparenza casuali ma hanno una compostezza quasi classica che ha reso il suo stile unico e riconoscibile.
Quando, a metà degli anni ’90, in occasione della redazione del suo primo “libro d’artista”, Tillmans comincia ad interessarsi ad altri generi come ritratti o paesaggi, le sue fotografie continuano a distinguersi per un realismo sconcertante e innocente al
Nei lavori degli ultimi anni assistiamo all’introduzione dell’elemento astratto nelle sue foto che, se da una parte è apprezzabile per la qualità e l’armonia dell’impatto visivo, sembra snaturare un poco il precedente lavoro dell’artista. Interessanti sono i paesaggi in cui “naturale” e “artificiale” si confondono ambiguamente, per cui foto che sembrano casuali derivano invece da una deliberata manipolazione, mentre effetti luminosi naturali- come quelli prodotti da una tempesta di ghiaccio- possono sembrare creati al computer.
Prima della fine della mostra c’è anche il tempo di “immergersi” nella sua prima video installazione datata 2002: nel buio la videocamera è puntata alternativamente sulle luci di varie discoteche, che cambiano colore e direzione vibrando al ritmo della musica techno sparata dalle casse. E’ così possibile intuire l’energia e il movimento sottostante pur senza vedere nulla di ciò che accade in pista. Ancora una volta Tillmans ha trovato l’inquadratura “migliore”.
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