Categorie: Arte antica

La Visitazione di Raffaello torna a L’Aquila dopo 400 anni

di - 26 Febbraio 2026

Un graditissimo ritorno a L’Aquila che, nell’anno della Capitale italiana della Cultura, potrà riaccogliere, seppur temporaneamente, La Visitazione di Raffaello Sanzio, assente dalla città dal 1655. Il dipinto, oggi conservato al Museo del Prado di Madrid, sarà esposto dal 27 giugno al MuNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo, nella sede del Castello cinquecentesco, nell’ambito della mostra La visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo, curata da Tom Henry e Federica Zalabra.

MuNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo

L’opera, un olio su tavola trasportato su tela di 200×145 cm, è databile intorno al 1517 ed è firmata con l’iscrizione “RAPHAEL URBINAS” e “F. MARINVS BRANCONIVS F.F.”. La pala fu commissionata da Giovanni Battista Branconio, protonotaro apostolico, per volontà del padre Marino, che la destinò alla chiesa di San Silvestro all’Aquila, pagando 300 scudi. La scelta del soggetto – l’incontro tra Maria ed Elisabetta – rifletteva una devozione familiare: la moglie di Marino si chiamava Elisabetta e il figlio Giovanni Battista, in evidente richiamo ai protagonisti evangelici.

La permanenza aquilana dell’opera si interruppe nel 1655, quando fu requisita dal viceré di Napoli don García de Avellaneda y Haro e donata a Filippo IV di Spagna. Trasferita a Madrid, entrò nelle collezioni reali e fu collocata nel monastero dell’Escorial in un allestimento curato da Diego Velázquez. Durante l’occupazione napoleonica fu confiscata e inviata a Parigi nel 1813, entrando temporaneamente nelle raccolte del Louvre. In quegli anni, a causa del deterioramento del supporto ligneo originario, la superficie pittorica fu trasportata su tela. Con la Restaurazione l’opera rientrò in Spagna, tornò all’Escorial e nel 1837 fu definitivamente trasferita al Prado.

La Visitazione di Raffaello

Dal punto di vista stilistico, La Visitazione appartiene alla piena maturità romana di Raffaello. Ideata e in parte eseguita personalmente dall’Urbinate, vede probabilmente l’intervento degli artisti collaboratori di bottega Giovan Francesco Penni e Giulio Romano. In primo piano si svolge l’incontro tra Maria ed Elisabetta, con quest’ultima resa in forma monumentale e animata da un gesto che esprime sorpresa e partecipazione per la maternità inattesa.

Il dialogo tra le figure si staglia su un paesaggio luminoso che ospita, sullo sfondo, il Battesimo di Cristo e una visione del Creatore tra angeli di evidente ascendenza michelangiolesca, affine per impianto alla Visione di Ezechiele oggi alla Galleria Palatina di Firenze. La costruzione spaziale e l’equilibrio compositivo testimoniano l’assimilazione delle ricerche figurative coeve, in un impianto che unisce monumentalità e dolcezza espressiva.

La mostra a L’Aquila metterà l’opera di Raffaello in dialogo con la Visitazione di Carmignano del Pontormo, di proprietà della Diocesi di Pistoia, proponendo un confronto tra la misura classica raffaellesca e le tensioni già proto-manieriste del pittore fiorentino. L’esposizione sarà accompagnata da disegni, stampe e documenti d’archivio, con un’attenzione ai criteri di accessibilità e inclusione.

Ecce Homo di Antonello da Messina

Il 2026 vedrà inoltre un altro “ospite illustre” a L’Aquila: l’Ecce Homo di Antonello da Messina, recentemente acquisito dallo Stato italiano e destinato a un tour nazionale che partirà proprio dal Museo Nazionale d’Abruzzo. La tavola quattrocentesca, di piccole dimensioni ma di intensa forza espressiva, sarà esposta al Forte Spagnolo prima di proseguire verso Messina, Firenze e Roma.

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