Fondazione Elpis, Lavanderia, ph. Nicolò Panzeri
Sin dal 2020 quando iniziava la prima edizione di Una Boccata d’arte, che vede ogni anno venti artisti e artiste lavorare in venti borghi disseminati tra le diverse regioni d’Italia, la Fondazione Elpis di Milano aveva colto il rapporto tra pratica artistica e contesto come uno dei motori di crescita per le giovani generazioni. Cosa tutt’altro che scontata, che invoglia, innanzitutto, a regalare un poco più di attenzione al luogo in cui la forma poetica si trova a esercitare. Ebbene, a sei anni dall’avvio delle proprie attività , la Fondazione ridefinisce la sua struttura rimarcando, da un lato, le proprie finalità di base e, dall’altro, ampliando in un sistema unitario il nesso tra ricerca e produzione, formazione e restituzione finale. Accanto alla sede espositiva della Lavanderia aprono nel 2026 due nuovi spazi.
Di fresca inaugurazione è la Villa, sita in via Orti 25, che oltre a ospitare gli uffici della Fondazione è destinata a laboratori e performance, incontri e mostre di restituzione delle residenze. Il luogo di lavoro espande, quindi, il suo campo d’azione aprendo la formazione e l’affiancamento degli artisti. I Laboratori d’Artista 2026 saranno strutturati in tre cicli curati rispettivamente da Irene Angenica (Ensemble), dal collettivo Threes Production (Matter of Sound) e da Murmur, collettivo di poesia contemporanea (Murmur Poetry Workshop).
Contemporaneamente, la programmazione di mostre ed eventi della Lavanderia continua (inaugurerà il prossimo 23 febbraio Smooth Operator di Villiam Miklos Andersen, a cura di Gabriele Tosi) con una marcata sottolineatura al metodo che non si riduce alla promozione, ma incentiva la conoscenza e le potenzialità di espressioni artistiche multidisciplinari. Nell’insieme di un panorama eterogeneo definito dal confronto con i luoghi in cui si opera e dalle persone, esperti o astanti che siano, con i quali gli artisti si interfacciano durante il proprio lavoro. In una tale assetto comincia la progettualità articolata e complementare dell’Atelier Elpis, secondo un approccio che gioca sulle tappe necessarie per la produzione di un’opera.
Ne vede i passi, le conformazioni che via via assume attraverso i dialoghi, osservando da vicino l’evoluzione fino alla sua esposizione. Dedicato alle residenze, l’Atelier è concepito in continuità con le metodologie già sperimentate con Una Boccata d’Arte. Le attività , che per il primo ciclo vedranno come protagonisti Caterina Morigi e Gabriele Ermini (con mostra di fine residenza nella seconda metà di maggio 2026) prevedono un periodo lungo in cui gli artisti sostano nel contatto, l’ascolto e l’osservazione con l’ambiente urbano milanese e le sue stratificazioni sociali. Investendo risorse in un vasto campo d’azione, la Fondazione Elpis coordina, pertanto, il proprio orizzonte. Centra il suo focus dando vita a più siti, ma per meglio illuminare l’attenzione di base che ne ha decretato la nascita. Tra la dinamica esperienziale di artisti e artiste che si formano e crescono in una maniera che si spera sempre più chiara e incisiva. Nel rapporto imprescindibile tra arte e contesto.
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