) Adrian Tranquilli, My Little White Book, 2026. (Dettaglio) Carta e legno, 160x160x13cm. Foto: Giorgio Benni. Courtesy Studio Stefania Miscetti
Adrian Tranquilli (Melbourne, 1966) è consapevole di come l’arte per esistere, debba accettare di porsi in quell’inesistente universo irreale e fantastico che la genera, così da concepire spazi tanto reali quanto virtuali, costruendo particolari esperienze immaginative, schiudendo inusuali schemi di lettura. In questo contesto, personaggi provenienti dalla cultura Comics come Batman e Joker vengono rielaborati e trasfigurati attraverso nuove narrazioni e destinazioni simboliche, contribuendo a delineare un personale cosmo onirico carico di significati antropologici, filosofici e psicologici. Dopo la grande antologica intitolata An Unguarded Moment (2021-2022), organizzata presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, curata da Antonello Tolve, l’artista espone ora negli ambienti del Museo di Roma a Palazzo Braschi fino al 24 maggio 2026, alla mostra It’s Happening Again accompagnata da un testo critico di Benedetta Casini.
Il progetto dimostra come Adrian Tranquilli, da oltre trent’anni, sviluppi una ricerca che procede con un andamento a spirale, ripercorrendo e attraversando temi ricorrenti, tra cui la figura del supereroe come identità governata da fattori non tanto logici quanto psicologici, radicati nel fondo della nostra anima, in rapporto ai sistemi culturali e sociali che l’hanno generata. Sebbene la mostra si sviluppi in due ambienti di dimensioni contenute del Museo, il progetto risulta coerente ed efficace, costruendo uno spazio narrativo che si affida sia alla vista che all’immaginazione del visitatore stesso. Gli spazi infatti si contrappongono in un intimo equilibrio: nelle carte si alternano le note cromatiche del bianco e nero, mentre il senso scenografico di una sala più avvolgente svela il posizionamento raccolto di Batman (In Excelsis 6, 2024).
Questa figura sospesa in una gestualità, insolita e misteriosa, sembra invitarci a scoprire la dolce apertura scandita da una musica di un’opera pop-up dalla forma di un libro (My Little White Book, 2026), a contrappunto di tutto ciò, un altro scenario più solenne e sacro, accoglie una scultura monolitica composta da carte da gioco raffiguranti innumerevoli iconografie di Joker come giullare (Endsong, 2025).
Dal percorso emerge come per Adrian Tranquilli miti e figure eroiche influenzino la nostra psicologia e cultura personale, così la polarità tra eroe e antieroe – ricerca approfondita per merito della formazione da antropologo dell’artista – rivela come in ogni personaggio leggendario della cultura contemporanea si raccolga un insieme di simboli che condensano una ricca rete di significati condivisi.
Contrario nell’acquisirli come forma di dogma, Adrian Tranquilli li pone in discussione, in modo tale che questa sintesi ossimorica rimanga in perpetuo nella sua pratica, sì da generare una continua tensione creativa.
Perciò le opere si presentano come delle “molle narrative”: attivano storie, lasciano le trame aperte e irrisolte per stimolare nello spettatore spunti di riflessione in ordine all’origine e a quanto seguirà. In particolare attraverso un’arte plurale (A. Balzola, P. Rosa, L’arte fuori di sé, Feltrinelli, 2019) che impiega più linguaggi coinvolgendo vista e udito, quanto in mostra si caratterizza per una dimensione immersiva, valorizzando la componente emotiva nella dimensione più profonda e ancestrale, così da creare un rapporto empatico con il visitatore.
In questo modo, la dimensione cinetica, percettiva e sensoriale che accompagna con costanza la ricerca di Tranquilli costruisce nelle sale del Museo di Roma spazi proiettivi, con riferimenti alle scenografie cinematografiche di Stanley Kubrick e David Lynch.
A prescindere da tali rimandi, chi visiterà la mostra si troverà a vivere una nuova realtà dal potere ipnotico, come riflesso dell’intima fragilità di Batman e della provocazione beffarda di Joker. Sebbene quest’ultimo personaggio non appaia sottoforma di scultura, la sua presenza fisica è ritracciabile nelle carte da gioco, da cui emerge un’identità “liquida” variabile in base alle circostanze, capace com’è di pensare e agire per similitudini e infiniti livelli metaforici.
Ed è proprio questa figura a lanciarci una sfida, così riassumibile: per recuperare la nostra presenza nel mondo è necessario rivalutare i nostri eroi, così sarà forse la forma totemica e sacra di Endsong, in allusione a una religione spirituale a guidarci in questo percorso di analisi?
Ecco quindi che per comprendere appieno It’s Happening Again è necessario visitarla più volte, preferibilmente nel silenzio dell’ambiente raccolto e sacro l’artista ha saputo abilmente creare. Infatti è proprio attorno al senso della suggestiva ripetizione che ruota l’intera mostra, laddove viene richiesto di provare a comprendere la logica instabile, ciclica, apparentemente ossessiva e caotica allo stesso tempo di Joker.
In questo senso, probabilmente le opere di Tranquilli si potrebbero considerare come estratti di una storia che si replica con la stessa logica di un déjà vu materializzato in maniera limpida e folgorante, sintetizzabile nelle parole pronunciate in Twin Peaks di David Lynch: “It’s happening again”, volendo parafrasare il titolo della mostra.
A questo punto, tutto ciò che compone le installazioni deve essere osservato con attenzione e per tale ragione ogni ritratto disegnato sulle carte da gioco racconta un aspetto “sentimentale” di Joker, intendendo questo termine come uno stato emotivo in cui effetti e affetti coincidono, per cui il movimento di un sorriso ampio e innaturale traduce una fobia, un’incertezza altrimenti una particolare impressione.
Secondo questo immaginario le sale espositive sono pervase da una vera e propria mappa psichica di questo personaggio – appena velata dalla presenza di Batman che vigila sull’ambiente – permettendoci di intraprendere un viaggio immaginifico verso gli aspetti più scomodi della sua identità, sfiorandone così la sua ricerca a psichica e onirica. Emerge così un altro fondamentale valore della ricerca di Adrian Tranquilli, secondo cui credere nei valori dei sogni è il primo passo per poterli realizzare e come afferma David Lynch, è necessario imparare ad elaborarli con serietà e convinzione affinché tutto ciò che si immagina possa diventare esprimibile e reale (David Lynch, Essere artisti, Saggiatore, 2005).
Ecco, in quel “tutto” di David Lynch, per Adrian Tranquilli risiede il senso di una intera ricerca in cui Batman e Joker, sebbene attraversino epoche culturali e sociali, rimangono fedeli ai propri stati emotivi, accomunandoli l’unica capacità del sentire.
Così entrambi provano odio, vergogna, scherno e fragilità, valori e disvalori che permettono loro di sviluppare una sensibilità utile a orientare i sensi nei processi di mutazione ambientali ed epocali, cogliendo molto più di noi, quanto la condizione del vivere sia tanto instabile quanto in continua trasformazione, se non anche limpidamente imperfetta.
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