Alice Mestriner e Ahad Moslemi, Hyper Dust: A Series of Post-Human Relations – Depositomele

di - 6 Ottobre 2022

Situato a Milano in Via Carlo Ilarione Petitti, 11, nel quartiere Portello, depositomele è uno spazio culturale no profit nato dall’archivio personale di Massimo Salvio ed Elena Bosciano. Configurandosi come un luogo volto a conservare il familiare e ad accogliere la diversità, si concretizza nella proposta di mostre ed eventi culturali che contribuiscono a riattivarne lo spazio. Dal 2022 depositomele supporta l’arte contemporanea emergente invitando artisti e artiste a dialogare con il proprio contesto espositivo.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, questo l’insegnamento che si trarrebbe se solo ci si sforzasse di osservare la polvere. La questione della percezione ricopre un ruolo centrale nella ricerca di Alice Mestriner e Ahad Moslemi, duo artistico che vivendo del continuo scambio e della continua condivisione fra le sue componenti riflette il dinamismo intrinseco della polvere, materiale d’elezione per la realizzazione di opere installative, fotografiche e video. Alice e Ahad non potevano trovare spazio più consono in cui depositare momentaneamente i propri studi sulla polvere: depositomele, nuovo spazio espositivo no-profit della scena indipendente milanese, accoglie ora fra i propri archivi il progetto “Hyper Dust: A Series of Post-Human Relations”, in mostra fino al 14 ottobre 2022.

L’accumularsi della polvere, in un movimento di continua espansione che la rende appunto hyper dust, è osservato da Alice e Ahad come un fenomeno del mondo microscopico che non è altro che il riflesso di quanto accade su scala maggiore, nella dimensione di quella che, tramite un dispositivo linguistico, è arrivata a definirsi come “la realtà”. L’indagine sull’identità e sul linguaggio condotta attraverso il lavoro con la polvere enfatizza non tanto una definizione ma un divenire intrinseco quanto ai soggetti tanto agli oggetti. Il tentativo di “comprendere” attraverso il linguaggio, ossia, tramite un “prendere” che corrisponde all’atto di tenere costretto qualcosa afferrandola da entrambi i lati, si rivela fallace e illusorio. Più che interagire con la complessità di un fenomeno, il linguaggio cerca di cristallizzarlo in una definizione univoca e statica. Ed è proprio ciò che accade quando si considera la polvere un inerte monocromo grigio.

Studi di polvere e frammenti, 2022, scansioni su carta coronata, 21 x 29 cm ciascuna, veduta della mostra “Hyper Dust – A Series of Post-Human Relations”, depositomele 2022. Courtesy Alice Mestriner, Ahad Moslemi e depositomele Foto Alice Mestriner e Ahad Moslemi

Come mostra invece la serie di acquerelli parte di Studi di polvere e frammenti (2022), questa possiede una variegata gamma di texture e colori, caratteristiche che dipendono dalle peculiarità dell’ambiente in cui si è depositata ed è stata poi raccolta. Inserite all’interno di una griglia geometrica che percorre la superficie del foglio di carta, macchie di colore realizzate attraverso il rimescolamento della polvere con l’acqua generano una cronologia visiva che misura il progressivo consumarsi della materia. Facendosi medium pittorico, la polvere disegna lo scorrere del tempo con tracce di colore via via meno intense, fino a dissiparne completamente il carattere di forma.
Nell’omonima serie di scansioni, i fotogrammi si presentano come ritratti di precisi accumuli di materia: abilitata dal gesto di Alice e Ahad, la polvere si fa narratrice delle sue stesse storie, raccontando, senza l’uso del linguaggio, la molteplicità del microcosmo che la abita.

New Grammar, 2020, frammenti su carta, 50 x 70 cm, veduta della mostra “Hyper Dust – A Series of Post-Human Relations”, depositomele 2022. Courtesy Alice Mestriner, Ahad Moslemi e depositomele Foto Alice Mestriner e Ahad Moslemi

La necessità di dar voce a una modalità differente di raccontare, promuovendo una grammatica della complessità, è espressa anche nell’opera New Grammar (2020). Qui un’altra griglia dimostra la fallacia della percezione umana: quelle che, ordinate in file orizzontali di materiali organici e inorganici, sembrano progressioni di una stessa entità nello scorrere del tempo, contengono invece elementi che appartengono a entità differenti.
Mettendosi in suo ascolto e accogliendo la polvere come materia prima e materia viva del mondo, capace di attraversare e legare corpi umani e piu-che-umani, Alice e Ahad le danno spazio di manifestarsi e di manifestare quel che rimane invisibile, attraverso un’arte che, per citare Paul Klee, rende visibile ciò che all’umana percezione spesso sfugge.

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