AMA Venezia: Laurent Asscher porta la sua collezione nella Serenissima

di - 12 Marzo 2025

C’è qualcosa di inevitabile nella traiettoria di Laurent Asscher, da collezionista a fondatore di un nuovo spazio espositivo: il 9 aprile 2025 aprirà ufficialmente AMA Venezia, un luogo che porta il nome dei suoi tre figli – Andrea, Matteo e Alessandro – ma che rimanda anche a un modo – non solo verbale – molto italiano: “ama”.

Situato nel cuore del sestiere di Cannaregio, vicino alla Scuola Grande della Misericordia, AMA Venezia nasce dalla trasformazione di un’ex fabbrica di sapone in uno spazio d’arte di oltre mille metri quadrati, restaurato dallo studio TA Torsello Architettura, specializzato nel recupero del patrimonio storico. Con questa iniziativa, Asscher si unisce alla tradizione di grandi collezionisti internazionali che hanno scelto Venezia per dare una dimensione pubblica al proprio patrimonio artistico, seguendo le orme storiche di Peggy Guggenheim e, in tempi più recenti, della Fondazione Pinault.

Il collezionista e la sua visione

Nato in una famiglia già sensibile all’arte – i suoi genitori possedevano opere di artisti come Jean-Michel Basquiat e Joan Mitchell – Laurent Asscher ha iniziato a collezionare con un approccio istintivo ma rapidamente strutturato. Il suo ingresso nel mondo dell’arte contemporanea è stato segnato da una svolta decisiva nel 2012, quando, dopo aver acquistato un’opera di Basquiat in una grande casa d’aste londinese, ne vide un’altra il giorno successivo, presso una casa concorrente. Fu allora che, cedendo il primo pezzo per assicurarsi il secondo, Irony of Negro Policeman (1981), comprese l’importanza di un occhio attento alla qualità e alla coerenza della collezione.

Da quel momento, il collezionismo è diventato per lui una ricerca incessante. Nella sua raccolta figurano nomi come Christopher Wool, di cui possiede almeno un esemplare per ogni fase della sua produzione, Refik Anadol, Wade Guyton, Lauren Halsey, David Hammons, Jacqueline Humphries, Jeff Koons, Florian Krewer, Elizabeth Peyton, Avery Singer e Jordan Wolfson.

AMA Venezia: un nuovo spazio per l’arte contemporanea

Il nuovo centro espositivo nasce con un format flessibile. Inizialmente, AMA ospiterà una mostra all’anno, lasciando spazio a possibili esposizioni collettive, prestiti e residenze d’artista. Previste anche nuovi commissioni. «Non ci sono regole fisse», ha affermato Asscher, che immagina AMA Venezia come un punto di incontro tra artisti, curatori e pubblico, in un contesto che unisce la dimensione privata del collezionismo con un’apertura internazionale.

Non è la prima volta che Asscher espone la sua collezione nella Serenissima. Già nel 2019, in occasione della 58ma Biennale di Venezia, aveva allestito una mostra a Palazzo Molin del Cuoridoro. Tuttavia, la scelta di creare uno spazio permanente risponde a una visione più ampia: inserirsi nel circuito delle istituzioni culturali più influenti, da Prada a Guggenheim, fino alla stessa Pinault Collection. «Penso sempre che bisogna essere dove ci sono i migliori tra i migliori – ha commentato Asscher -, quindi ci sono andato».

AMA Venezia Wade Guyton

La prima mostra aprirà il 9 aprile 2025 e presenterà opere di artisti come Avery Singer, Brice Marden, David Hammons, Elizabeth Peyton, Florian Krewer, Jacqueline Humphries, Jeff Koons, Jordan Wolfson, Lauren Halsey, Mohammed Sami, Refik Anadol, Rudolf Stingel, Salman Toor e Wade Guyton.

«L’apertura della nuova sede AMA VENEZIA sarà caratterizzata da una mostra inaugurale che si avvale esclusivamente di opere tratte dalla collezione Asscher. Questa selezione curata si concentra principalmente sulla pittura, per contemplare la tensione dinamica tra la riproduzione meccanica e il gesto in relazione alla creazione di segni, una componente essenziale delle composizioni estetiche», spiega la curatrice della mostra, Nancy Spector, già vice direttrice e Chief Curator del Museo Solomon R. Guggenheim di New York. «A lungo considerate in contrasto – la pittura può essere realizzata a mano o meccanicamente, con quest’ultima ritenuta di minor valore – oggi gli artisti rifiutano di aderire a questa dicotomia».

Jordan Wolfson, Female Figure

Tra i lavori in mostra, Female Figure, dell’artista statunitense Jordan Wolfson: originariamente esposta da David Zwirner, nel 2014, l’opera è un robot animatronico che balla al ritmo di musica pop fissando gli spettatori negli occhi, a rappresentare il rapporto tra tecnologia, provocazione e riflessione sociale. Troveremo poi la riproduzione in bronzo fuso di un giocattolo gonfiabile raffigurante l’incredibile Hulk, opera di Jeff Koons, e le astrazioni cromatiche di Refik Anadol realizzate dai prompt di intelligenza artificiale che elaborano enormi quantità di dati. Nell’opera che sarà esposta a Venezia, le informazioni sono state ricavate dai venti misurati tra la California e l’Oceano Pacifico.

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