Massimo Soprani e Cesare Zavattini, foto di Angelo Cozzi
Nel quartiere della Bolognina si entra a piccoli passi in quella che fu una vita multidisciplinare del grande sceneggiatore, giornalista, commediografo, scrittore, poeta e pittore Cesare Zavattini.
Lâidea della mostra, curata da Marcello Tedesco, fondatore di MTN insieme a Silla Guerrini, nasce dallâincontro con la grande collezione di Massimo Soprani. Questâultimo infatti fu segretario di Zavattini a Luzzara per trentâanni, raccogliendo la vasta produzione del grande maestro. La collezione nasce da una appassionata ricerca e scambio con artisti e riunisce opere di pittura e incisione anche inedite, insieme a documenti autografati, appunti, produzione letteraria e sonora.
La scelta del titolo, âAspettando Zaâ, è legata alla consapevolezza di esporre una minima parte della collezione Massimo Soprani, ma anche alla volontĂ di preparare il pubblico e introdurlo a piccoli passi nella vita e soprattutto nel pensiero di Cesare Zavattini. Non mostra ricalca questo concetto legandosi inoltre al Non Libro del maestro. Il titolo, quindi, rimanda allâintenzione di basarsi su qualcosa di nuovo, niente che sia giĂ precostituito, ma al contrario andare oltre e scoprire cosa può nascere ora e nel futuro prossimo.
Ritrovare il pensiero zavattiniano, secondo il curatore, potrebbe essere uno strumento fondamentale in questo periodo di crisi per una possibile rinascita sia in ambito culturale che sociale. Lâallestimento è stato pensato come una rimessa in scena dellâhabitat di lavoro di Zavattini, in modo tale che il pubblico non si focalizzasse su altro che non fosse il pensiero, principio cardine di questa esposizione. Quella di Zavattini era una riflessione incentrata sullâuomo, che veniva inteso come opera dâarte. Analisi che giĂ al tempo poneva i suoi dubbi e limiti ma che proprio in questa contraddizione trovava, e trova, delle nuove possibilitĂ di discussione.
Grazie alle grandi vetrate del museo, che azzerano la distanza tra il dentro e il fuori, la scenografia è totalmente fruibile anche dallâesterno. Ma è solo entrando che la vita di Cesare Zavattini riprende vita grazie a noi. Ciò che viene chiesto al visitatore, infatti, è di restare nello spazio del museo il tempo che si necessita per vivere la mostra e interiorizzarne lâesperienza.
Il visitatore è quindi invitato a sfogliare i libri autografati che si ritrovano nella biblioteca momentaneamente allestita vicino alla scrivania sopra la quale è stato lasciato un vecchio appunto di Zavattini, qui il suo pensiero viene riattualizzato ancora una volta. Completano lo spazio un ampio tappeto e un divanetto, che confermano e sottolineano lâinvito a godere del tempo della mostra come spazio di riflessione e di evoluzione del pensiero. Alla possibilitĂ di leggere libri si aggiunge quella di fare uso del 45 giri dove si possono ascoltare le registrazioni audio del Non Libro piĂš disco e del film La VeritĂ aaa.
Se Zavattini nel suo discorso teorico intendeva lâessere umano quasi come opera dâarte, MTN rende possibile la contestualizzazione di questo pensiero attraverso la partecipazione di giovani dellâUniversitĂ di Bologna. Con la realizzazione di fotografie, il rapporto tra lâessere umano e la mostra è divenuto chiaro. Si elimina ogni possibile rapporto subalterno: lâopera dâarte diventa un tuttâuno con la persona che ha accanto, come se si venisse a creare una nuova narrazione dellâessere umano. Attraverso uno sguardo rinnovato si sprigiona nuova vita e la vera forza che, troppo spesso, viene rinchiusa e bloccata. Le immagini, pertanto, vogliono esprimere con chiarezza che, mai come oggi, lâopera dâarte ha bisogno di essere comunicata e di essere attivata attraverso la relazione con lâessere umano cosĂŹ che si concretizzi come realtĂ vitale.
A causa dellâemergenza sanitaria e della rinnovata zona rossa per lâEmilia Romagna, e quindi per Bologna, il museo ha dovuto chiudere al pubblico. Tuttavia, come accennato poche righe sopra, grazie allâesistenza delle sue ampie vetrate, la mostra è fruibile e visitabile in qualsiasi ora del giorno. Anche se, probabilmente, una esposizione come questa sottintende la necessitĂ di vivere lâesperienza da dentro e di guardare il mondo dal suo interno.
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