Pak Yong Chol, The Missiles (1994-2004)
Al Kunstmuseum di Berna una mostra tenta di mettere insieme l’arte di due Paesi che sono uniti ma che non comunicano: si chiama “Border Crossings: North and South Korean Art from Sigg Collection” e cerca di superare il confine fisico tra le due nazioni coreane. Circoscrivere ha da sempre una duplice valenza: se da una parte definisce, dichiara il contenuto e diversifica, dall’altra divide, allontana e rende estranei da soglia a soglia. «Spiegatemi voi dunque, / in prosa od in versetti, / perché il cielo è uno solo / e la terra è a pezzetti», si interrogava Gianni Rodari nella filastrocca “Il cielo è di tutti”.
Di confini, di separazioni e di conflitti: questa anche la storia della divisione della Corea del Nord da quella del Sud, operata nel 1953 quando lungo il 38esimo parallelo è stata tracciata una linea di demarcazione, la zona smilitarizzata. Ed è proprio questa diversificazione a venir meno, idealmente e per cinque mesi, grazie alla mostra allestita a Berna, dove opere realizzate dalla Corea del Nord dialogano con opere create nella Corea del Sud. La maggior parte dei manufatti è proveniente dalla collezione personale di Uli Sigg, che ricordiamo essere un grande amante dell’arte cinese, oltre che un imprenditore e un diplomatico. Nello specifico, è stato ambasciatore svizzero in Cina e nella Corea del Nord tra 1995 e il 1998, periodo nel quale ha avuto la possibilità di raccogliere e collezionare opere d’arte del luogo, comprendendone non solo le tematiche ma anche le dinamiche sociali interne.
Quest’ultimo territorio, infatti, ha una storia complessa, chiusa e nazionalista che si riflette in un’arte che sembra essere apparentemente al limite della propaganda. Tuttavia, come precisa Kathleen Bühler, curatrice della mostra: «L’accusa che l’arte nordcoreana sia mera propaganda spiega solo una parte di queste opere. Perché tutta è sempre anche espressione dell’ideologia del suo tempo e trasmette direttamente o indirettamente qualcosa del suo ambiente di vita». Una maniera di identificazione, quindi, che permette di percepire le grandi differenze con la Corea del Sud, Paese democratico e libero.
Non a caso, anche lo stile artistico delle opere in mostra va in direzione opposta: la tradizione del Nord viene trattata attraverso il realismo socialista, dove i sovrani sono (quasi) icone sacre e l’intento è socialmente educativo. L’innovazione del Sud, viceversa, si legge attraverso la vitalità dell’arte prodotta. La sfida è stata proprio quella conciliare di queste due realtà, attraverso un percorso che conta ben 8 sezioni tematiche che trascendono i confini territoriali.
I lavori sono stati tutti realizzati tra gli anni Settanta e il 2010, di cui 75 sono provenienti dalla collezione Sigg, mentre una selezione di francobolli e poster è stata prestata dall’attivista svizzera Katharina Zellweger. L’esibizione è stata arricchita anche con delle opere d’arte cinese, che ne allargano la visione estetica e sociale.
L’esposizione ha aperto il 30 aprile e sarà visitabile fino al 5 settembre 2021. Per maggiori info potete cliccare qui.
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