Daniela Comani, The Beginning The End, 2020, pigment print, 3 elementi, cm 210x120 cad. (dettaglio), Courtesy l'artista e Galleria Studio G7, Bologna
Daniela Comani (Bologna, 1965) porta nello spazio della Galleria Studio G7 “The Beginning The End/L’inizio La Fine”, il suo ultimo progetto personale terminato nel 2020 con materiali catalogati già a partire dal 2014. L’operazione, che tra un progetto e l’altro, è stata portata avanti negli ultimi sei anni ha riportato per qualche tempo l’artista, ormai berlinese d’adozione, a casa, nello storico spazio bolognese gestito da Giulia Biafiore. L’incipit è venuto dalla raccolta e catalogazione di una serie di citazioni, per l’esattezza 424, tratte dalla narrativa classica, contemporanea e di genere estrapolando la prima e l’ultima frase da 212 romanzi.
Un lavoro di metanarrazione basato sul principio della simmetria dove, a una sequenza di “inizi”, che creano un racconto a partire dalle centinaia di estratti di libri cari all’artista, succedono, esattamente a partire da metà della storia, una successione di “fini” che si susseguono in una serie di eventi più o meno casuali conferendo al tutto un senso inaspettato come in un cadavre exquis. L’intervento dell’autrice è visibile in particolar modo in qualche piccolo artifizio, quando necessario infatti è stato adattato il genere o sono state riportate in prima persona alcune frasi, come atto di appropriazione.
La mostra accompagnata dai testi critici di Matteo Bergamini e Veronica Santi, segna l’uscita del nuovo libro della Comani, The Beginning The End / L’inizio La fine (edizione Monroe Books, Berlino, 48 pp), disponibile in consultazione nella sua versione italiana.
Questo libretto che misura solo 12 x 17 cm è il protagonista assoluto di un allestimento minimale e viene “esploso” nelle tre grandi stampe su tela che raffigurano visivamente l’archivio delle citazioni ordinate in 3 lingue in schede analogiche simili a quelle in uso nelle biblioteche fino all’avvento del digitale e visto in toto in due carte photo rag, due metà di un cerchio teso all’infinito che mostrano in un unico flusso le due parti che compongono l’opera. Un risultato che da vicino ricorda, per stessa ammissione dell’artista, Sono stata io. Diario 1900-1999 (esposto al MamBo).
Quella di voler “immaginare un’altra storia” in qualche modo è la dichiarazione di intenti dell’intero lavoro molto affine anche ad altri progetti della Comani, come la serie Novità editoriali in cui l’artista “manipola” le copertine di alcuni tra i più grandi libri della letteratura moderna (in galleria sono presenti anche alcuni pezzi) o My Film History, concepita come imitazione di un catalogo di film contenente 100 locandine di pellicole da lei riviste con le relative sinossi.
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