Michal Rovner ALERT, 2022 Veduta della mostra Courtesy Fondazione Merz Ph. Andrea Guermani
Ha inaugurato nei giorni di Artissima, a Torino, presso le sale della Fondazione Merz la mostra di Michal Rovner. Si tratta di una progetto di eccezionale profonditĂ culturale e intensitĂ poetica, che coinvolge il pubblico in unâesperienza immersiva di grande impatto. La mostra è ospitata nelle sale della Fondazione,  ma nei giorni della fiera, il progetto comprendeva anche unâinstallazione sonora di grande impatto situata nel cortile esterno.
Realizzata con il sostegno della Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e in collaborazione con CittĂ di Torino, Kurt & BĂźlow e Pace Gallery di New York, la mostra ha le caratteristiche di un grande evento internazionale.
Dal punto di vista del contenuto, il progetto artistico di Michal Rovner riflette sul tema dei rifugiati, considerando la loro condizione dal punto di vista esistenziale e personale. Secondo UNHCR, solo nellâultimo anno, sono stati oltre cento milioni i rifugiati in tutto il mondo. La situazione dei profughi si qualifica quindi, drammaticamente, non solo come un fatto di attualitĂ purtroppo sempre piĂš frequente su tutte le latitudini del pianeta, ma anche come una delle condizioni paradigmatiche dellâessere umano nel mondo contemporaneo. Lâartista vede infatti i rifugiati come individui che sono costretti a viaggiare lasciando alle loro spalle, insieme con il loro paese dâorigine, la propria cultura, vita privata e identitĂ .
Michal Rovner fa poi un altro passo, paragonando il modo di stare al mondo del rifugiato con quello degli sciacalli, animali considerati dal loro punto di vista simbolico e mitologico come creature solitarie e selvatiche, ma anche dalla grande valenza simbolica. La figura dello sciacallo è infatti in grado di evocare antiche divinitĂ egizie, la cui vocazione consisteva, secondo la tradizione, proprio nel condurre le persone sul confine con lâaldilĂ e con la vita ultraterrena. Il compito dello sciacallo, secondo il mito, era abitare quindi la soglia tra vita e morte e renderla percorribile, creando cosĂŹ un varco per il mondo altro rispetto al nostro. Il riferimento è soprattutto alla dea Anubi, divinitĂ femminile egizia dal corpo umano e la testa di sciacallo il cui compito aveva proprio queste caratteristiche psicopompe. Il rapporto con lâalteritĂ , con tutta la sua componente fatta insieme di mistero, paura e desiderio, è, poi, un altro tema del progetto.
Per condurre la sua ricerca lâartista ha trascorso un lungo periodo di tempo nei campi abitati dagli sciacalli allo stato selvatico, passando intere notti in solitudine, in attesa di entrare in contatto con loro nel loro ambiente naturale. Rovner narra dellâincontro particolarmente intenso con una sciacallo femmina che si è fermata di fronte a lei, guardandola negli occhi, fuggendo e poi tornando, come per porsi in relazione.
Proprio da questo preciso incontro nasce lâinstallazione in mostra, che comprende due sale della Fondazione.
Sulle pareti è proiettata lâimmagine degli sciacalli, in parte in movimento. In modo particolare, la parete della sala principale mostra lâimmagine  gigantesca dello sciacallo femmina nellâatto di rivolgere il proprio intenso sguardo verso lo spettatore. Sullo sfondo, dietro lâanimale, sono riprodotte piccole figure umane che si tengono per mano, a simboleggiare la figura del rifugiato riprodotta innumerevoli volte.
Quello che piĂš colpisce è la capacitĂ del progetto di entrare in contatto con il pubblico su diversi livelli contemporaneamente. Occupandosi del tema dei rifugiati, il lavoro tocca infatti lâaspetto sociale e politico, nel senso nobile del termine, e, data la centralitĂ dellâelemento animale e naturale, anche il tema del rapporto uomo natura, oggi cosĂŹ attuale, qui assume un ruolo decisivo. Ma la cosa davvero interessante è che tutti questi aspetti sono affrontati da un punto di vista esistenziale e personale, non tralasciando neppure riferimenti culturali e spirituali intensissimi.
Lâevento arriva perciò direttamente allo spettatore con un intenso carico emotivo, poetico e simbolico, stringendo chi guarda allâinterno di unâinstallazione immersiva fatta di immagini gigantesche e fortemente evocative, che parlano direttamente al cuore e al cervello dello spettatore.
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