Hajra Waheed ha portato al Portikus, a Francoforte, “Hum”. L’artista canadese ha dedicato la sua opera alla solidarietà internazionale e al significato della protesta sociale. La composizione musicale che accompagna l’esibizione comprende otto versi mormorati: storie di lotta contro l’oppressione e l’autoritarismo, per raccontare il dramma e le speranze dei lavoratori messi da parte.
Hajra Waheed è nata nel 1980, in Canada, dove vive e lavora. Artista poliedrica, le sue attività spaziano dalla pittura alle installazioni, passando per disegno, video, scultura e souni. La sua arte riflette su tematiche come quelle del trauma e dell’alienazione di chi soffre la violenza e l’impatto del retaggio coloniale.
Hum, in lingua Urdu, si traduce “Noi” ed è simbolo dei movimenti internazionali di solidarietà nati da metà del ventesimo secolo durante la decolonizzazione del Sud del mondo. Proprio l’Urdu, lingua ufficiale del Pakistan, è collegata all’immaginario letterario e colto anche in India, mettendo insieme caratteri persiani, hindi e parole arabe.
“Hum”, in un primo momento, era stato ideato per la Lahore Biennal 02 e poi allestito nel complesso del forte storico Diwaan-i-Aam, uno spazio un tempo dedicato al popolo e alle sue rimostranze. A Francoforte, per contrasto, la sede della mostra sembra più sobria e limitata ma, nonostante cò, la forza con cui tutte queste voci creano nello spazio semivuoto un senso di comunità riflette pienamente l’obbiettivo dell’artista.
L’esibizione vuole mettere a disposizione del pubblico una composizione musicale su larga scala e su molteplici canali, uniti a un’installazione sonora che si serve dello strumento del mormorio. Proprio questo mormorio permette all’opera di esplorare forme radicali di natura collettiva e sonora.
In questi 36 minuti di registrazione vengono infatti messe insieme canzoni di protesta provenienti sia dall’Africa che dall’Asia, cantante ancora oggi nel corso delle manifestazioni di dissenso. I versi sono scritti da due poeti: Faiz Ahmed e Muhammad al-Makki Ibraheem, rispettivamente pakistano e sudanese. Entrambi perseguitati a causa del loro attivismo nei confronti dei regimi autoritari sotto cui sottostavano. “Hum” vede inoltre una collaborazione con la musicista turca Nûdem Durak. L’artista venne arrestata nel 2015 e condannata a 19 anni di carcere per aver cantato nella sua lingua madre.
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