Identità e colonialismo: Jonathas de Andrade per il Brasile alla Biennale di Venezia

di - 16 Dicembre 2021

Jonathas de Andrade è l’artista che rappresenterà il Brasile per il padiglione nazionale alla prossima Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia, che si terrà ad aprile 2022. Il curatore del progetto è l’italiano Jacopo Crivelli Visconti, che ha anche curato la 34ma Bienal de São Paulo, svoltasi da settembre al 5 dicembre 2021. L’annuncio è stato dato dalla Fundação Bienal de São Paulo, che promuove e gestisce la partecipazione del Brasile alla Biennale di Venezia.

De Andrade è noto per la sua ricerca multidisciplinare, tra video, fotografie e installazioni, incentrata sull’eredità del colonialismo in Brasile e sulle modalità attraverso cui i meccanismi di potere influiscono sui comportamenti individuali e sulla costruzione dell’identità nazionale. «De Andrade cerca, nelle sue opere, l’idea di una cultura autenticamente popolare, in tutti i sensi possibili e nella complessità intrinseca di questo termine», ha dichiarato Crivelli Visconti. «Prende il corpo – principalmente quello maschile – come guida per affrontare temi come il mondo del lavoro e del lavoratore, insieme all’identità dell’individuo nella contemporaneità, attraverso metafore che oscillano tra nostalgia, erotismo e critica storica», ha continuato il curatore, che è nato a Napoli nel 1973 e risiede a San Paolo, in Brasile.

Jonathas de Andrade: la biografia e la ricerca

Nato nel 1982 a Maceió, capitale dello Stato brasiliano dell’Alagoas, Jonathas De Andrade ha studiato comunicazione all’Universidade Federal de Pernambuco, a Recife, la città in cui vive e lavora e che, con la sua storia densa di contrasti, tra le vestigia di un antico passato coloniale e l’ondata di modernismo brasiliano, ha ispirato diversi temi della sua ricerca. Dal 2007, De Andrade ha co-fondato e ha collaborato con il collettivo di artisti A Casa como Convém.

Nel 2012 ha realizzato a Recife un murales, Nostalgia, Sentimiento de Class, che con la sua composizione di piastrelle geometriche accanto ai manifesti pubblicitari degli anni ’60 e ’70, esprimeva la dicotomia insita nei progetti di modernizzazione imposti alla società brasiliana nel corso del XX secolo, incapaci di attuare un cambiamento sostenibile e duraturo.

Spesso nel lavoro di De Andrade vengono utilizzati materiali trovati o oggetti per illustrare processi e relazioni. Riflessioni sulla memoria, sulla modernità, sulle comunità e sulle dinamiche sociali sono tangibili in gran parte del suo lavoro, in opere come O espírito das águas, del 2017, e O Peixe, un video che mostra un pescatore che stringe a sé un pesce appena pescato, fino all’ultimo respiro. L’opera fu presentata alla Bienal de São Paulo del 2016 ed è stata successivamente esposta al New Museum di New York. Del 2020 è invece Fome de Resisténcia – A mão Kayapó Menkragnoti, un’opera che presenta mappe ormai obsolete delle autorità brasiliane segnate e dipinte da donne indigene Menkragnoti Kayapó.

Jonathas de Andrade, O Peixe, 2016

Eu, mestiço / Me, mestizo del 2017 fa invece parte di un più ampio progetto, il cui punto di partenza è stato uno studio intitolato “Race and Class in Rural Brazil”, realizzato negli anni ’50 dalla Columbia University e sponsorizzato dall’UNESCO. Per completare l’opera, l’artista ha fotografato i partecipanti allo studio, evocando emozioni e reazioni, accompagnando ogni set di foto con frasi e parole tratte da “Race and Class in Rural Brazil”.

Ha esposto in occasione di personali al Museum of Contemporary Art Chicago, al Power Plant di Toronto, al Museo Jumex a Città del Messico e al Museu de Arte do Rio a Rio de Janeiro. Il suo lavoro è stato incluso anche nella Biennale di Istanbul del 2019. «Questo invito è una sorpresa e un onore», ha dichiarato l’artista. Tuttavia, l’idea di rappresentare il Brasile oggi è una grande sfida soprattutto per la responsabilità nel contesto delle cruciali complessità che il Paese sta affrontando. Speriamo che l’arte riesca a tradurre quel nodo intricato che è vivere nei nostri tempi e riesca a ispirare sogni che ci permettano di sciogliere quei nodi».

Per il Padiglione del Brasile De Andrade realizzerà un nuovo lavoro, che risponderà al tema della mostra principale della Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia, “The Milk of Dreams”. Il titolo della mostra, che allude a un libro della pittrice surrealista Leonora Carrington, è stato scelto da Cecilia Alemani, curatrice della 59ma edizione della Biennale, che ha parlato del modo in cui Carrington «Descrive un mondo magico dove la vita è costantemente re-immaginata attraverso il prisma dell’immaginazione, e dove ognuno può cambiare, trasformarsi, diventare qualcosa e qualcun altro».

A Venezia De Andrade sarà presente con una nuova produzione, oltre che al Padiglione del Brasile ai Giardini della Biennale, anche a “Penumbra”, mostra promossa dalla Fondazione In Between Art Film, che aprirà il 20 aprile 2022 all’Ospedaletto e alla Chiesa di Santa Maria dei Derelitti a Venezia, curata da Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, rispettivamente Direttore Artistico e Curatore della Fondazione.

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