A Londra, la primavera si apre nel segno di David Hockney: dal 12 marzo al 23 agosto 2026, la Serpentine Gallery presenta A Year in Normandie and Some Other Thoughts about Painting, prima personale dell’artista negli spazi della fondazione londinese. L’esposizione, a ingresso gratuito e concepita in stretta collaborazione con Hockney, porta nel Regno Unito il fregio monumentale A Year in Normandie (2020–2021), lungo 90 metri.
L’opera – ispirata all’Arazzo di Bayeux, che nel 2026 sarà eccezionalmente visibile al British Museum – registra il ciclo completo dello scorrere delle stagioni nel giardino dello studio normanno dell’artista. Realizzato durante la primavera del 2020, mentre il mondo si fermava a causa della pandemia, il lavoro raccoglie oltre cento immagini digitali create su iPad in poche settimane: una sequenza panoramica che attraversa diversi climi e varie gradazioni di atmosfere, dalla fioritura primaverile all’inverno.
Il riferimento all’arazzo medievale è anche concettuale: come nel racconto storico cucito su tela nell’XI secolo, che descrive per immagini gli avvenimenti relativi alla conquista normanna dell’Inghilterra del 1066, culminanti con la battaglia di Hastings, anche qui l’immagine diventa narrazione continua. Hockney traduce però la tradizione in un linguaggio contemporaneo, combinando campiture piatte di colore vivido, tocchi dagli accenti pop e una sensibilità luministica che guarda tanto all’Impressionismo quanto alla pittura cinese. In questa occasione, il fregio aprirà un inedito dialogo con la natura di Kensington Gardens, svolgendosi in continuità tra spazio espositivo e paesaggio reale.
Accanto al lavoro monumentale, la mostra presenta un nuovo ciclo di cinque nature morte e cinque ritratti di persone appartenenti alla cerchia intima dell’artista – familiari e collaboratori – accomunati da una composizione frontale e dal motivo ricorrente della tovaglia a quadretti (gingham). In queste opere, figurazione e astrazione trovano una sintesi perfetta: per Hockney ogni pittura figurativa è, in fondo, un’astrazione, poiché esiste su una superficie piana. Invitando a rallentare e a osservare, l’artista riafferma la sua convinzione che anche i gesti quotidiani – un’alba, un tavolo apparecchiato, un volto amico – meritino la giusta celebrazione.
Nel giardino della Serpentine North sarà inoltre installato un grande murale stampato tratto dal ciclo normanno, con la scena di una casa sull’albero in primavera, rafforzando il dialogo tra immagine e ambiente. La mostra sarà accompagnata da un catalogo progettato dall’artista, con contributi di Marco Livingstone e Olivia Laing e una conversazione con Hans Ulrich Obrist.
Nato a Bradford nel 1937, emerso nei primi anni Sessanta come una delle voci decisive della nuova scena britannica, Hockney ha attraversato pittura, fotografia, scenografia operistica, collage fotografici e sperimentazioni tecnologiche – dai Polaroid composite ai fax drawings fino ai dipinti su iPad – mantenendo una costante interrogazione sulla prospettiva e sull’atto del vedere.
L’appuntamento londinese arriva dopo la grande retrospettiva di oltre 400 opere alla Fondation Louis Vuitton di Parigi, che ha ripercorso 70 anni di carriera, e dopo l’asta da Sotheby’s del più ampio nucleo di opere digitali dell’artista mai apparso sul mercato. Hockney resta il pittore vivente più quotato al mondo, dopo che, nel 2018, Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) fu aggiudicato da Christie’s per oltre 90 milioni di dollari.
Nel 2026 Hockney realizzerà anche la nuova Sunley Window della Turner Contemporary, la grande vetrata con vista sulle spiagge di Margate e sul Mare del Nord. L’opera, di sette metri per dieci, raffigurerà un’alba in Normandia, entrando in risonanza anche con l’ispirazione originaria della Turner Contemporary. David Hockney ha infatti più volte dichiarato la propria ammirazione per William Turner, soprattutto per il modo radicale con cui il grande artista romantico reinventò la percezione del paesaggio. Installata nel luogo in cui sorgeva la pensione che ospitò Turner durante i suoi soggiorni a Margate, l’alba di Hockney stabilisce così un dialogo ideale tra due epoche: un confronto silenzioso fondato sulla centralità della luce, sul ritmo delle stagioni e su un’idea di pittura come esperienza dello sguardo prima ancora che come rappresentazione.
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