Dancing at the Edge of the World, Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura, ottava edizione, a cura di Federico Giani e Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro and the artists
La scultura non coincide piĂš solo con il volume, con il peso, con una forma che occupa lo spazio. Si espande, si contamina, assorbe processi, suoni, materiali organici, immagini, rituali, memorie territoriali. Ă proprio dentro questa ridefinizione che si colloca Dancing at the Edge of the World, la mostra collettiva con cui Fondazione Arnaldo Pomodoro e Fondazione ICA Milano presentano le opere di Bronwyn Katz, Dan Lie, Yu Ji, Trưƥng CĂ´ng TĂšng e Luana Vitra, i cinque finalisti dellâottava edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura, un affondo nelle declinazioni piĂš attuali della pratica scultorea, per restituire la sua capacitĂ di adattamento, nel pieno delle crisi del presente.
Istituito nel 2006 per volontĂ di Arnaldo Pomodoro, il premio resta uno dei pochi riconoscimenti, in Italia e anche a livello internazionale, dedicati in modo specifico alla scultura. Per ogni edizione vengono selezionati artisti tra i 25 e i 45 anni la cui ricerca abbia contribuito in modo significativo a ridefinirne il campo. Questâanno, inoltre, il premio in denaro è passato da 10mila a 30mila euro grazie al sostegno di Venini. Gli artisti sono selezionati da una giuria presieduta da Anne Reeve, curatrice allâHirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, e composta da Federico Giani, curatore Fondazione Arnaldo Pomodoro, Sohrab Mohebbi, direttore dello Sculpture Center di New York e membro del comitato scientifico di Fondazione Arnaldo Pomodoro, Julia Morandeira Arrizabalaga, direttrice di studi al Museo Nacional Centro de Arte Reina SofĂa, Chiara Nuzzi, curatrice e manager editoriale a Fondazione ICA Milano.
Ma lâottava edizione è segnata anche da un gesto simbolico: dopo la scomparsa di Pomodoro, avvenuta il 22 giugno 2025, i finalisti hanno chiesto di condividere ex aequo il premio in sua memoria. La richiesta è stata accolta allâunanimitĂ dalla giuria e dalle due fondazioni.
Il titolo della mostra richiama lâomonima raccolta di saggi di Ursula K. Le Guin e introduce subito una dimensione politica allâimmaginazione. La scultura viene qui intesa come una pratica di ridefinizione della percezione e del pensiero, mettendo in discussione le opposizioni tra naturale e artificiale, umano e non umano, materia e spirito, trattenendo memorie, assorbendo tensioni sociali e politiche. Pur quasi assente esplicitamente, la figura umana rimane comunque centrale come traccia, come misura incarnata dellâesperienza, come corpo trasformato o disperso in altri sistemi di relazione.
Il percorso si apre con The secret code di Trưƥng CĂ´ng TĂšng, installazione che intreccia elementi naturali e artificiali â uova di piccione finte, unâincubatrice industriale, ali di termiti, acqua nera â costruendo un ambiente in cui tempo e spazio si sfaldano. In questo lavoro, lâartista vietnamita, classe 1986, mette in scena processi di vita e di alterazione, interrogando il modo in cui gli esseri umani progettano, manipolano e attraversano i sistemi biologici.
Con Forager â Lunch (2020-2026), Yu Ji, artista nata nel 1985 a Shanghai, porta nello spazio una coreografia dispersa di oggetti, immagini e movimento. Due sculture, fotografie in bianco e nero con interventi disegnati e un video trasmesso da un vecchio televisore danno forma a una narrazione discontinua, quasi una partitura sul modo in cui abitiamo il mondo. La scultura, qui, non si impone come presenza compatta ma si distribuisce, si dilata, sembra agire per attriti e sedimentazioni.
La sudafricana Bronwyn Katz, nata nel 1993, lavora invece su un terreno in cui geologia e corpo si intrecciano. In kxâĹŠi domma (2026) materiali come sabbia, terriccio, rame, spago, cera dâapi, frammenti di conchiglie e specie vegetali locali vengono attivati come elementi di una lingua possibile, o di una notazione musicale immaginaria. Il suono della voce del bisnonno dellâartista accompagna lâinstallazione, trasformando la materia in archivio vivo, in luogo di convergenza tra storia personale e collettiva.
Anche Luana Vitra, artista brasiliana, nata nel 1995, parte da un rapporto profondo con il territorio dâorigine, Minas Gerais, e con la densitĂ simbolica dei materiali. In Birth Calculation â Variation 2 (2026) prevale una dimensione quasi alchemica: la trasformazione della materia si fa rituale, e la polvere blu di Wagi, che domina visivamente lâopera, assume un valore spirituale, come se la scultura potesse ancora farsi soglia verso una dimensione invisibile.
Con Dan Lie, infine, il non umano smette di essere semplice referente e diventa protagonista attivo. Regarding Yellow Thoughts 3 (2026), composta da tessuti tinti con curcuma e mazzi di fiori, nasce anche dal riuso di installazioni precedenti e si costruisce come organismo aperto, in relazione continua con il pubblico e con lâambiente. A questa installazione, lâartista nata in Brasile e di origini indonesiane, nata nel 1998, affianca la serie di disegni The Reek Testimonial, dove fermentazione, crescita e decadimento si traducono in un linguaggio visivo immediato e tattile.
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