Maria Teresa Venturini Fendi
La piazza del Duomo di Spoleto quest’anno porta il segno del rapporto tra arte e tecnologia, grazie al progetto “Artificial Artechnology”, sostenuto dalla Fondazione Carla Fendi. Un connubio perfetto tra arte contemporanea e scienza, che coinvolge i due edifici del teatro Caio Melisso e del battistero della Manna d’Oro in una sorta di percorso tra esterno e interno, immagine fisica e realtà virtuale.
La facciata del teatro è interamente coperta dall’opera di Daniele Puppi Frammento fotografico n.26, realizzata per la Lisson Gallery nel 2004. «Ho scelto questo lavoro -spiega l’artista – perché rappresenta l’archetipo di un gesto, la presa di uno spazio fisico, e come tale collega la preistoria con il mondo virtuale». L’installazione fa parte della ricerca dell’artista, che trasforma lo spazio attraverso immagini che ne modificano la natura e le dimensioni.
Così la mano gigantesca viene letta da Maria Teresa Venturini Fendi, presidente della fondazione, come «Un voler “catturare” e preservare i beni di arte antica, fonti di nascita per quelli del futuro, a voler ribadire che non c’è cultura senza passato». Se l’arte di Puppi conquista la piazza, confrontandosi idealmente con la facciata del Duomo di Spoleto, straordinario sfondo dei concerti in piazza, il regista Gabriele Gianni ha scelto l’interno del battistero per allestire Reality?, l’installazione in realtà aumentata concepita come «Un’esperienza visiva e sonora che vuol far vacillare la percezione della realtà oggettiva in un luogo un tempo sacro, attraverso un misticismo “aumentato” dalla tecnologia», spiega il regista.
Il singolo visitatore, una volta indossato il casco per la realtà virtuale, si trova all’interno di un mondo animato da cellule celebrali, che assumono la forma di filamenti colorati ai quali corrispondono citazioni vocali tratte da testi filosofici e scientifici in italiano e in inglese. Reti neurali che si integrano con i marmi e gli stucchi del monumento, in una fusione tra immagini e parole di grande suggestione. Nella parte finale, a contatto con il fonte battesimale centrale, si passa dal mondo virtuale alla realtà aumentata, e l’opera assume connotati quasi mistici e molto sorprendenti.
“Artificial Artechnology” presenta così un gioco di relazioni che anima la piazza centrale di Spoleto, per regalare agli spettatori del Festival dei due Mondi – e non solo – interessanti riflessioni sull’evoluzione del presente con ardite aperture verso il futuro.
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