©Francesca Pompei
Gioacchino Pontrelli, attraverso la pittura, interpreta e rivisita gli oggetti che definiscono la realtà attuale, attraverso una fantasmagoria di colori con i quali crea una sorta di mondo magico.
Dove e come era il tuo primo studio?
«Il primo “vero” studio in assoluto era a Quarto Miglio, sull’Appia Pignatelli. Erano degli appartamenti per gli operai di una società agricola che, una volta chiusa l’attività, furono messi in affitto, e finimmo lì con altri amici artisti perché, nello stesso posto, aveva casa-studio un nostro professore del liceo artistico, per me e gli altri soprattutto una figura paterna, che frequento ancora con grande affetto. Era un appartamento con un lungo corridoio, diritto e, sulla sinistra, tre stanze che usavamo come studi, la quarta stanza in fondo era la cucina e in ultimo il bagno.»
Cosa rappresenta per te lo studio?
«Lo studio è sempre stato un luogo usato come un rifugio dal mondo, oltre che per lavorare. Adesso, visto che vivo dove lavoro, a volte è il luogo dal quale fuggire.»
Gioacchino Pontrelli nasce a Salerno nel 1966. Nel 1975 si trasferisce a Roma, dove tuttora vive e lavora. Artista che si esprime esclusivamente attraverso la pittura su tele, anche di grande formato, montate, tirate e preparate da lui stesso.
Foto di Francesca Pompei
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