Sabino de Nichilo
Complementarietà o contrapposizione? È la scelta o, per meglio dire, l’interrogativo interpretativo di fronte al quale Sabino de Nichilo e Dario Molinaro pongono quanti visitano la loro bipersonale. Allestita a Matera, presso Momart Gallery, diretta da Monica Palumbo, in pieno Sasso Caveoso, la mostra rinvia alla dimensione del duplice sin dal titolo, “Innen und Aussen”, dentro e fuori. Dualità è quella degli artisti coinvolti, così come quella dei linguaggi da loro adottati: la scultura per il primo, la pittura per il secondo. Ma dualità è anche quella dei temi, afferenti rispettivamente, come recita il titolo, il dentro e il fuori.
Per Sabino de Nichilo (Molfetta, 1972) è il dentro. L’artista penetra la materia, ne sonda nel profondo le possibilità speculative oltre che formali, approdando all’interiorità, fisica ancor prima che emozionale. Parte dalla terracotta, dal gres industriale, dalla terraglia, materie base a cui aggiunge gomma e altri materiali in un’initerrotta sperimentazione del mezzo e del modo. Dualità dell’essere e del divenire, per dare forma ad Organi d’Asporto, sculture ceramiche che hanno le sembianze di frattaglie umane. Presenze plastiche da cui emergono pulsioni vitali e propensioni organiche, connotate da andamenti lineari plurimi, cavità e aperture.
L’energia della materia è trasferita sul piano anatomico tanto da avere la sensazione che da un momento all’altro si possa assistere ad un battito, ad una contrazione, ad un rilascio. Quelle di de Nichilo sono forme crude nelle fattezze ma lussureggianti nella resa cromatica, parvenze pseudoanatomiche in cui il farsi dell’opera si traduce nel improbe sforzo di imprimere energia vitale all’inerte materia.
Il fuori è invece quello interpretato da Dario Molinaro (Foggia, 1985). È il fuori della realtà circostante che l’artista trasfigura in un segno rude ed energico che di sovente si trasforma in vortici di materia pittorica in cui il soggetto rappresentato – spesso volti – implode. È nuovamente l’energia della materia a prevalere, ancora una volta imposta dall’artista, che con la sua gestualità carica la pittura di una specifica ed inedita forza. Paesaggi e figure sfuggono alla tirannia del visibile per farsi portavoce di istanze interiori e di turbamenti collettivi.
Il percorso, curato da Antonello Tolve e visibile fino al 30 giugno, alterna le opere dell’uno e dell’altro artista in un raffronto che è anche dialogo continuo e serrato. Ritornando dunque al quesito iniziale, i due protagonisti ci rivelano come tra i concetti di partenza non esista difformità, valendo entrambi come possibilità interpretative. Nella stessa contrapposizione del linguaggio e del tema, infatti, s’annida la complementarietà della resa: da un lato de Nichilo trasforma l’informe della materia in forma organica, vibrante e scultorea, dandole anche connotazione cromatiche proprie della pittura, dall’altro Molinaro trascende la riconoscibilità del soggetto in magma variopinto, denso e aggettante, che tutto ingloba e travolge.
Ed ecco che il dentro e il fuori si incontrano fino a coincidere, rivelando una volta di più come tra il bianco e il nero, l’in and out, il positivo e il negativo, siano le soluzioni intermedie a prevalere, quell’infinita varietà di grigi nell’interpretazione (e rappresentazione) della quale risiede la reale complessità dell’esistenza.
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