La Svizzera sceglie Latifa Echakhch per la Biennale di Venezia 2021

di - 28 Gennaio 2020

Continua a prendere forma la 59ma Biennale d’Arte di Venezia, che già sta rivelando particolari molto interessanti. Dopo la nomina di Cecilia Alemani a curatrice della Biennale che si terrà del 2021, questa volta è la Svizzera a dichiararsi: sarà infatti Latifa Echakhch a rappresentare lo Stato elvetico, nel padiglione ai Giardini. Dopo le buone impressioni dello scorso anno, con il video di Pauline Boudry e Renate Lorenz incentrato sulla gestualità e dalla forte componente installativa, questa volta Echakhch proporrà un lavoro sul ritmo e sul suono, coinvolgendo anche il compositore Alexandre Babel. La curatela è stata inoltre affidata a un italiano, Francesco Stocchi che, peraltro, ha una robusta esperienza all’estero. Stocchi è stato già curatore di arte moderna e contemporanea del Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e in precedenza aveva lavorato a Vienna e Basilea, mentre dal 2015 è curatore alla Fondazione Carriero di Milano(qui una nostra intervista).

Latifa Echakhch è stata scelta da una giuria che comprende l’artista svizzera Laurence Bonvin, il critico e curatore Riccardo Lisi, la storica dell’arte Federica Martini, la scrittrice e curatrice Yvette Mutumba e Rein Wolfs, direttore dello Stedelijk Museum di Amsterdam.

Chi è Latifa Echakhch, protagonista al Padiglione Svizzera della Biennale di Venezia 2021

Echakhch è nata a El Khnansa, in Marocco, nel 1974, e si è laureata alla National School of Arts di Cergy-Pontoise e alla National School of Fine Arts di Lione. Dal 2012 vive e lavora a Fully, in Svizzera. Tra i vari riconoscimenti, ha vinto il premio Marcel-Duchamp nel 2013, il premio dedicato all’arte contemporanea più importante in Francia e tra i più considerati al mondo, e il Premio d’arte di Zurigo nel 2015. Con le Biennali ha già una certa familiarità, visto che ha partecipato alla Biennale di Sharjah, alla Biennale di Istanbul, alla Biennale di Lione e alla Biennale di Sydney, riscuotendo pareri favorevoli.

Latifa Echakhch, Frames, 2001

Gran parte del lavoro di Echakhch si concentra sul tema del conflitto politico e sociale, affrontato con un linguaggio minimale, essenziale, ridotto all’indispensabile. Spesso il suo punto di partenza sono oggetti di uso comune ma caratterizzanti di determinate culture. Frames è una delle sue opere più conosciute, una serie di tappeti islamici da preghiera e decostruiti, sfilacciati in modo da far rimanere solo le frange esterne, come delle cornice di tessuto. Latifa Echakhch è riconosciuta per l’equilibrio, tra forza e fragilità, del suo linguaggio visivo, inserendo elementi surreali e concettuali, nonché per l’importanza dei simboli, che lei stessa combina tra politica e poesia, si legge nella motivazione rilasciata da Pro Helvetia, la fondazione pubblica che si occupa dell’organizzazione del Padiglione alla Biennale d’Arte di Venezia.

Oltre che alla Biennale d’Arte di Venezia del 2021, potremo vedere le opere di Latifa Echakhch anche da Metro Pictures, una galleria di New York specializzata in fotografia, che oltretutto presenterà le sue opere anche al suo stand di Frieze Los Angeles, il prossimo mese. Recentemente abbiamo visto i suoi lavori anche in occasione della residenza curata da Nicoletta Rusconi a Cascina Maria, in provincia di Novara, e in una personale alla Fondazione Memmo, a Roma, curata sempre da Stocchi. Nel 2010, inoltre, la GAMec, allora diretta da Giacinto Di Pietrantonio, presentò la prima personale di Latifa Echakhch in una istituzione museale italiana, a cura di Alessandro Rabottini, nell’ambito del programma espositivo Eldorado, che il museo dedicava agli artisti emergenti più interessanti sulla scena internazionale.

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