Cos’è l’uomo, se non una bolla. Uno strato di resistenza sottile al vuoto, anche affascinante ma in balia di ogni tipo di corrente. Giusto un po’ nichilista ma volendo anche romantico, in entrambi i casi ante litteram, visto che ne scriveva già il saggio Varrone: «quod, ut dicitur, si est homo bulla, eo magis senex», perché come si dice, l’uomo è una bolla, tanto più se vecchio. Il motto ebbe molto successo, fu ripreso da Erasmo da Rotterdam e anche per il tema pittorico della Vanitas, uno dei capisaldi dell’arte del Seicento. Ma sembra che “Homo Bulla” non abbia perso la sua attualità, visto che è anche il titolo della mostra che Anna Rose presenterà alla Fondazione Sensus di Claudio Cosma, a Firenze, il 16 novembre.
Per la sua prossima mostra alla Fondazione Sensus, in apertura il 16 novembre, Anna Rose ha realizzato 13 sfere dal diverso diametro, da una piccola palla da tennis fino a 180 centimetri di circonferenza, che i visitatori sono invitati a spostare in lungo e in largo per lo spazio espositivo, modificandone la percezione. Un’esperienza tanto ludica quanto straniante, da effettuare con la dovuta cautela, ovviamente. Le sfere, infatti, sono composte da filamenti vagamente tricologici, organici o sintetici non è dato saperlo e la loro consistenza potrebbe svanire al tatto, come la vanità. E il richiamo ai capelli è tutt’altro che casuale e, oltretutto, ritorna spesso nelle opere di Anna Rose, con tutte le implicazioni simboliche e culturali.
In esposizione da Fondazione Sensus, anche altre opere di Anna Rose, in particolare alcuni suoi lavori fotografici, in cui l’artista compare camuffata da enormi sovrastrutture di capelli, lana e corde, immersa in paesaggi naturali, prevalentemente selvaggi ma anche caratterizzata dalle tracce della presenza umana, tra detriti e boschi tagliati.
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