Giuseppe Uncini, Fondazione Marconi di Milano
La âConquista dellâombraâ come il titolo della mostra personale di Giuseppe Uncini (1929-2008) alla Fondazione Marconi di Milano suggerisce, inscena il superamento dei limiti della materia, volta alla scarnificazione, riduzione a cemento, ferro, mattoni, dellâoggetto per dare forma alla loro essenza nella luce in relazione allo spazio.
Trasuda di metafisica tensione la mostra dellâartista marchigiano, dedicata alla ricerca dellâombra, con opere realizzate tra il 1968 e il 1977, in collaborazione con lâArchivio Uncini. Lâombra per Uncini è lâalfa e lâomega della sua rigorosa tensione per dare forma al vuoto e, non a caso, il punto di partenza del percorso espositivo incomincia con la Grande parete Studio Marconi MT 6, 1976, in cemento armato e laminato (268x140cm), creata appositamente per la galleria milanese, centro propulsivo delle avanguardie artistiche del secondo Novecento, dove lâartista ha esposto nel 1973,1976, 1980,1995 e 2015, incentrata sul disegno.
Questa è un opera emblematica, che rappresenta la svolta di Giuseppe Uncini nel passare dalla tensione costruttiva di oggetti alla âsolidificazioneâ dellâombra, dalla struttura reale con il suo peso specifico, alla sua smaterializzazione nellâombra e nella luce. Sembra facile a dirsi, ma questa virata zen, in cui il vuoto è piĂš importante del pieno, bisogna proprio vederla, âtoccareâ con gli occhi le sue opere per capire come si palesa. Da questa grande soglia al piano terra della Fondazione Marconi, fino allâultimo piano è un crescendo di messa in luce dellâombra come struttura, sostanza ed essenza al tempo stesso, attraverso le opere in dialogo con lo spazio, in cui le antinomie materia e spirito, pieno e vuoto, presenza e assenza, sono le costanti della sua ricerca artistica. Dopo il ciclo di opere nominate Terre (1956-57), tavole realizzate con tufi, sabbia, cenere e pigmenti colorati nellâambito del movimento Informale, si dedica alla creazione del ciclo di sculture geometriche Cementarmati (1957-1958), realizzate con ferro e rete metallica e cemento, che lasciano intravedere la struttura portante del loro farsi, in contrasto con le superfici compatte ruvide del cemento.
La prima personale a Roma alla Galleria lâAttico (1961), dove espone la cosiddetta Giovane scuola romana, composta da Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano e Uncini appunto, che dagli altri artisti si distingue con la serie di Ferrocementi (1962-1965), unico per la sua capacitĂ di imprimere di poesia e impalpabile âlevitĂ â del cemento-armato. Nel 1966 alla XXIII Biennale di Venezia, espone Strutturespazio, opere che palesano giĂ il suo interesse per lâombra. La mostra raccoglie un corpus di opere che raccontano lâinvestigazione di Uncini delle proiezioni dei volumi, dalle prospettive inedite suggerite dalle ombre, come Sedia con ombra e Finestra con ombra (1968), Colonne con ombra (1969), Ombra di un cubo sospeso (1973, e Muro con ombra T.23 (1976). DallâArchivio Uncini provengono le opere Mattoni con ombra n.12 (1969), Parete interrotta (1971), Ombra di due parallelepipedi T.1 (1972), Ombra di parallelepipedo M.29, Ombra di tre quadrati M.30 (1975), in mattone e cemento, che per qualche arcana ânon ragioneâ evocano atmosfere enigmatiche di Giorgio de Chirico e Lo Savio. Concretizzando, strutturando lâombra, trasfigurando forme euclidee, muri, colonne, archi, portali, moduli quasi incorporei, entitĂ formali che sembrano pronte per essere fruite con la realtĂ aumentata, prendono corpo nelle proiezioni di luce estensioni prospettiche essenziali che ci fanno pensare a un aforisma scritto da Simone Weil: âDue cose sono irriducibili a ogni razionalismo: il tempo e la bellezzaâ, e osservando le sue opere che deformano volumi , in cui la protagonista è la linea dâombra che si espande nello spazio restiamo in silenzio, ci sentiamo esploratori e disertori di âsoglieâ incastonate nellâombra.
La galleria parigina sceglie Porta Venezia per la sua prima sede fuori dalla Francia e inaugura con Sutura, personale di…
Arte contemporanea, danza e musica per la Cerimonia di Apertura Paralimpica realizzata da Filmmaster: Alfredo Accatino ci racconta il progetto…
La Fondazione Il Bisonte presenta le opere di Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, nella mostra conclusiva…
Margaret Whyte rappresenterĂ lâUruguay alla Biennale di Venezia 2026, con unâinstallazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…
Lâinchiesta di Reuters sull'identitĂ di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Unâanalisi del suo…
Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…