L’Oro Blu al Museo dei Bronzi di Pergola: l’arte contemporanea riflette sulla fragilità

di - 4 Novembre 2024

Immaginate una melodia composta di due sole note. Di queste, la prima è fissa ed esprime il battito regolare di fondo che sostiene l’intera composizione. L’altra danza, invece, in controtempo su figure irregolari e modulazioni inaspettate, variando costantemente timbro, altezza e intensità. Immaginatene il ritmo coreografico: un gioco di assiduità e mutevolezza, energie opposte armoniosamente integrate in un’unica tessitura sonora, dove ciascuna nota conserva la propria voce per arricchire un racconto che diviene dialogo. E il significato si evolve a ogni ascolto.

In questi mesi, un simile intreccio sensoriale e narrativo ha avvolto i visitatori della mostra d’arte L’Oro Blu, curata da Leonardo Regano presso il Museo dei Bronzi Dorati di Pergola. Essa è interamente giocata su due note fondamentali: una è rappresentata dal colore dell’infinito naturale, disciolto nelle sue sfumature ceruleo, ciano, petrolio, indaco, elettrico, oltremare, pervinca, turchese, pavone, cobalto, azzurro: il “blu frammentario” della poesia di Robert Frost; l’altra è quella dell’oro, simbolo cromatico di bellezza incorruttibile.

Simone Berti, Senza titolo, 2017, ph Natascia Giulivi e Michele Alberto Sereni, Courtesy l’artista e Federica Schiavo Gallery, Roma

Nucleo centrale di Blu: il colore della cuccagna, rassegna diffusa attuata da Casa Sponge per Pesaro 2024 – Capitale Italiana della Cultura, l’esposizione omaggia infatti il colore del guado: per secoli estratto dall’omonima pianta pigmentosa in terra pesarese, reinterpretato ora in chiave contemporanea accanto alle luminose sopravvivenze antiche del Museo. Qui, scaturite dalla terra e dalle sue memorie, le voci di 38 artisti dalla più varia esperienza, sperimentatori di linguaggi e media diversi, si uniscono in una armonia visiva che interroga il nostro tempo, esplorandone significati, fragilità, tensioni e speranze.

Voci come quelle di Alighiero Boetti, Franco Guerzoni, Anne e Patrick Poirier parlano della complessità del reale e delle sue storie stratificate, invitando ad accoglierne l’eredità plurale. Paola De Pietri e Domenico Grenci esplorano la dimensione intima e sensoriale dell’uomo attraverso il suo rapporto con l’esperienza e la fenomenologia naturali. Davide Maria Coltro, Diego Miguel Mirabella e Mattia Sugamiele indagano possibilità e sfide implicite nella mutazione antropologica contemporanea dettata dalla tecnologia digitale.

Domenico Grenci, vaso con una rosa, 2023, ph Natascia Giulivi e Michele Alberto Sereni, Courtesy l’artista

Altri, come Gea Casolaro, Daniele Di Girolamo e Francesco Gennari raccontano il dinamismo dell’esperienza interiore, mostrando resistenze, sfumature e ambiguità che emergono nella costruzione dell’identità personale; molti ancora – ad esempio Nobuyoshi Araki, Giovanni Gaggia, Agnese Purgatorio, Ivana Spinelli e Virginia Zanetti – sfidano le strutture di potere e le iniquità sociali, soffermandosi su temi cruciali quali la giustizia, l’integrazione e la dignità umana.

Sissi, Venoso di mare, 2016, ph Natascia Giulivi e Michele Alberto Sereni, Courtesy l’artista

I lavori di Luigi Carboni giocano con la tattilità dell’astrazione, quelli di Giulia Marchi evocano la possibilità insite nella concretezza della materia, mentre Giulio Paolini riflette sui limiti della rappresentabilità. Si aggiungano poi gli altri artisti in mostra: Simone Berti; Angelo Bellobono; Lorenza Boisi; David Casini; Christo; Rocco Dubbini; Marco Emmanuele; Flavio Favelli; Marina Gasparini; Luca Grechi; Jacopo Mazzonelli; Aleksander Petkov; Vettor Pisani; Marta Roberti; Alessandro Saturno; Greta Schödl; Sissi; Ivano Troisi; Alex Urso. Un universo sfaccettato, dove i percorsi appena tratteggiati sono soltanto alcuni fra i tanti possibili.

Marco Emmanuele, Carta celeste, 2024, ph Carlo Romano, Courtesy l’artista e LABS Contemporary Art, Bologna

L’intera mostra si configura infatti come una celebrazione del divenire: un processo tanto inevitabile dell’esistenza quanto il desiderio umano di fissare significati duraturi e profondi. E l’arte è strumento privilegiato per catturare l’effimero e incastonarlo nella sostanza più preziosa, pronta, tuttavia, a subire, presto o tardi, una dissoluzione ulteriore. E così via, nell’eterno ritorno dell’uguale: solve et coagula.

Marta Roberti, Merlo n° 2, 2021, installation view, ph Natascia Giulivi e Michele Alberto Sereni, Courtesy l’artista e z2o Sara Zanin, Roma

Ogni opera si spalanca così su un mondo senza tempo, senza più distinzione tra sacro e mondano, eterno e transitorio, dove il blu si stria d’oro come nel lapislazzulo. È quanto è accaduto a me nel tornare a visitare la mostra dopo mesi dalla sua apertura per poterne scrivere. L’esposizione, la sua melodia cromatica erano già cambiate, e io con loro. Voi, per fare esperienza interiore delle sue potenzialità trasformative, avete tempo ancora fino al 15 dicembre.

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